Piccio: romantico, scapigliato e dimenticato

Piccio - donna seduta L’ottocento italiano è ormai dimenticato.
I grandi “mostrifici” preferiscono attirare il pubblico con un nome eclatante, senza badare troppo alla qualità delle opere esposte, e rinunciando spesso ad una seria ricerca storico artistica.

Un’eccezione è la mostra che Cremona ha voluto dedicare a Giovanni Carnovali (1804-1873), in arte il Piccio, qui definito come “l’ultimo romantico”.

Anticonformista, eccentrico, solitario, condusse una vita avventurosa e si distinse per il linguaggio innovatore delle sue pitture. I contemporanei lo criticavano rimproverandogli di lasciare le sue opere allo stato di “abbozzo”. Un’accusa che il Piccio condivise con alcuni pittori d’oltralpe, più giovani di una generazione, e che per questo, qualche anno più tardi, finirono per essere dispregiativamente chiamati impressionisti.

Un interesse particolare suscitano i suoi disegni: turbolente trame di tratti “scapigliati” che mi ricordano, non so perché, la mano di Oskar Kokoschka.

Degna fine della sua “vita spericolata” fu l’annegamento nel Po, a quasi 70 anni, durante una delle sue consuete nuotate.

A Cremona, centro Santa Maria della Pietà, fino al 10 giugno.

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