Haas & Hahn: Favela Painting

Jeroen Koolhaas e Dre Urhanhn, noti come Haas & Hahn, sono una coppia di creativi olandesi con un progetto molto speciale: dal 2009 dipingono le favelas di Rio. Street art quindi, ma con un giro di valzer tutto speciale: Favela Painting. Per prima cosa: dipingere una favela non significa qui fare un muro o appicicare qualche stencil, ma proprio decine di edifici - un quartiere diventa tela di un quadro pop ultra colorato. Secondo: non dipingono solo loro due, ma il progetto diventa un momento di incontro e scambio sociale in cui tutti i favelados vestono i panni del pittore di strada per un giorno. Le foto, come vedete, hanno un impatto forte: da due anni girano sulle riviste di tutto il mondo. Ecco cosa gira nel cervello dei due ideatori, qualche scampolo di interviste apparse all'estero. Su Rio Times un bel pezzo che spiega come i due art

Domus Cina, 2009 (qui il pdf)
Jeroen: Non c'è l'anarchia che ti potresti aspettare. E' tutto piuttosto organizzato, le strutture sociali provvedono a fornire tutto quanto necessario. E' qualcosa che si regge da solo, autonomo, non hai bisogno quasi mai di uscire dalla favela.

Dre: Mi piace della favela l'aspetto di comunità, di struttura urbana autocostruita dagli abitanti stessi. In Europa non esiste questo genere di attività totalmente priva di un progetto architettonico pubblico. E' un approccio più simile a quello impiegato dagli animali per le proprie tane: ciascuno costruisce il proprio spazio e contribuisce alla definizione di quello comune. Funziona bene, i risultati sono ottimi. Lo stile è un po' quello delle case di campagna, dato che la maggior parte degli abitanti proviene da lì. Ricorda i villaggi medievali e i borghi delle città italiane.

Dre: Usare un quartiere come questo da tela per dipingere, offre opportunità del tutto nuove. Libertà enormi di progettare.

Jeroen: Mi ricordo uno dei primi giorni. Un tipo era in cerca di acqua, e inizia a scavarsi un pozzo proprio dove stavamo dipingendo. Rompe il cemento e scava. Poi non trova l'acqua, torna a casa a prendere il cemento e copre il buco. Mi piace molto questo - i materiali da costruzione si preparano veloce, c'è sempre qualcuno dietro a mescolare il cemento. La barriera d'ingresso per fare cose nuove è molto bassa.

Dre: una cosa interessante: abbiamo vissuto per un anno nella favela. La privacy è veramente una cosa fittizia, virtuale. Non esiste ma è qualcosa di socialmente rispettato, quasi viene ricreata. La gente di mattina ti vede dalla finestra, ma non ti saluta fin quando non esci nello spazio pubblico della strada o sul terrazzo del tetto.

Dre: Una cosa strana è la differenza tra esterno ed interno delle case. Da fuori possono sembrare completamente trascurate e povere, dentro ti trovi un appartamento perfetto con aria condizionata e tutto. Il nostro desiderio era portare a questo livello di lusso anche l'esterno, la facciata pubblica della favela.

Jeroen: All'inizio la gente ci metteva in dubbio, ci provocava al confronto, non ci credeva e pensava fosse strano dipingere una scala per intero. Ma quando hanno visto che eravamo determinati a finire, a fare i dettagli e a diventare amici di tutti, allora hanno smesso di far questioni, hanno smesso di vederla come una cosa strana. Ma fino all'ultimo, arrivava sempre qualcuno a dirci che eravamo pazzi, a chiedere cosa avessimo in mente. Pensavamo di fare la scalinata in due mesi, poi ci abbiamo messo un anno intero. Ma il fatto che il progetto avesse perso completamente il senso delle proporzioni, che ci dovessimo stare molto più a lungo - è stato questo che ci ha permesso un contatto molto più profondo con la favela, è questo che ci ha aperto gli occhi a quanto avevamo messo in moto, a quanto succedeva intorno a noi. Abbiamo finito per insegnare un po' di pittura, imparando noi stessi tantissime altre cose.

Dre: Pensa al ragazzo con l'aquilone, che abbiamo dipinto. La situazione lì è così carica di significato politico, che non puoi dare ancora significato politico con la tua opera. Specialmente se vieni da fuori. Sarebbe come imporre agli abitanti il fatto di essere artista e tuttologo. Ma in verità non ne sai nulla del posto. Dopo aver fatto il dipinto, allora sì sei in grado di dire qualcosa, di capire. Come avremmo potuto dipingere qualcosa con un messaggio appena arrivati? Non sapevamo nulla.

Dre dice ad Amsterdam Magazine: "E' proprio l'agenda politica delle NGO il motivo per cui la gente delle favelas non gli apre le porte. Noi ci siamo limitati a spiegare che volevamo dipingere casa loro gratis". Già... fantastico!

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