Teatro Valle Bene Comune

teatro valle

Da 14 maggio scorso il Teatro Valle di Roma è stato occupato da un gruppo di "lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, cinema/teatro/danza, artisti/tecnici/operatori", come leggiamo sul sito.

Le motivazioni di questa occupazione nascono da una contingenza storica precisa: il Valle, teatro storico nel cuore della capitale a due passi dal Pantheon, è a rischio a causa dei tagli alla cultura e in particolare di un bando che ne affiderebbe la gestione ad un privato. Un fatto di per sè grave se pensiamo che questo teatro ha visto il debutto di opere come i Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, ricoprendo un ruolo decisivo per l'affermazione della drammaturgia italiana. Ma il punto cruciale - per chi come noi scrive di arte e cultura - è uscire da questa contingenza e raccotare il dramma di un'aggressione violenta alla cultura fatta di tagli, chiusura e privatizzazione degli spazi pubblici, fino a toccare il sistema educativo (scuole e università). A Roma, sempre in questi giorni, spostandosi di pochi chilometri nella città, anche l'Ex Cinema Palazzo di Roma di San Lorenzo è da due mesi occupata dagli abitanti del quartiere: altra struttura storica che l'attuale società affittuaria vorrebbe trasformare in un casinò. Ma non è tutto qua: paesi che hanno sempre dato lezioni di welfare e gestione avanzata della cosa pubblica sono in rivolta, come in Olanda, dove il Ministro della Cultura Halbe Zijlstra ha appena annunciato un taglio di ben 200 milioni di euro, provvedimento che colpirà indistintamente tutte principali organizzazioni e tutti gli eventi culturali olandesi, operativo dal 1 gennaio 2013 - cercheremo di capirne di più un prossimo articolo.

Tutto questo gli occupanti del Valle lo sanno.

[Nella foto in alto: assemblea al Teatro Valle, 4 luglio 2011]

In queste circa tre settimane di vita, nello spazio del teatro si svolgono assemblee proprio per riuscire ad elaborare proposte e modelli di gestione che siano in grado di rispondere non solo all'urgenza tagli/privatizzazione (forte al punto che al Valle arrivano i gestori del MACRO, altro spazio della capitale a rischio), ma anche di costruire progettualità verso il futuro. Ci sono stata e li ho ascoltati discutere. Il gruppo è affiancato dal giurista Ugo Mattei, estensore dei quesiti referendari sull’Acqua, con il quale si tenta di elaborare un modello di gestione che, come leggiamo sul sito, preveda "la possibilità di una direzione artistica plurale con la garanzia di un turn over; un principio “ecologico” che garantisca l’equilibrio nella distribuzione delle risorse fra piccole e grandi produzioni, tra formazione e ospitalità; l’equità nelle paghe, stabilendo una forbice tra minime e massime; una politica dei prezzi, accessibile e progressiva; organismi di controllo indipendenti; trasparenza e leggibilità dei bilanci attraverso la pubblicazione in rete; elaborazione di un codice etico, modello per tutti i teatri e le compagnie.". Mentre nelle assemblee si prova a stendere un testo condiviso, con la difficolta e la lunghezza fisiologica del processo partecipativo, dal tardo pomeriggio alla sera il teatro si anima di spettacoli, reading, performence aperte alla cittadinanza, proposti da artisti affermati ed emergenti: un cantiere in cui c'è la possibilità di incontrarsi, sperimentare, sviluppare collaborazioni.

Un "Valle Bene Comune" che cercheremo di comprendere meglio intervistando i prtagonisti di questa particolare occupazione che hanno saputo allertare l'opinione pubblica: a quanto pare infatti il Comune di Roma avrebbe annunciato l'intenzione di impegnare 1.2 milioni di euro nel teatro, ma il tutto rimane ancora vago e poco convincente per chi continua a protestare.

Per tenersi aggiorntai sugli sviluppi della vicenda e sulla programmazione, è intanto possibile visitare il sito www.teatrovalleoccupato.it.

  • shares
  • Mail