Emanuel Germont: EPD, Esposizione al pericolo psichico

Al LIFT di Marsiglia, son stato preso in giro dal progetto Esposizione al pericolo psichico (EPD Project). Ovviamente ci ho messo quattro o cinque ore a capire che si trattava di un'opera d'arte, quella che comunica in maniera beffarda come nel documentario di Banksy, dove la realtà è verosimile quanto la finzione, e l'arte non si sa bene dove inizia e finisce.

In parole povere, il progetto EPD vuole mettere in guardia la società occidentale dai pericoli di sofferenza psichica cui ci esponiamo ogni giorno, senza renderci conto. E i più perfidi sono proprio i rischi che si creano nelle situazioni a prima vista sicure - quelle dove è quasi tabù vederci altro che spazio di amore e serenità: la famiglia in primis. Prescrizione del dottore secondo EPD: rapporti extraconiugali obbligatori, per esempio.

Quindi: allo scoperto tutti i rapporti e i comportamenti che nascondono rischi per il nostro benessere emotivo. Immaginate la situazione: l'uomo non riconosce istintivamente il cibo che fa male ai denti, quello che alza il colesterolo, quello che provoca dipendenza, quello di cui non abusare come il caffè. E' così con le emozioni: la nostra psiche è preda di una dieta scriteriata, perchè manca l'educazione, la conoscenza delle dinamiche che ingolfano cuore e mente. E come la dieta misura le calorie e le sostanze nutritive, così il progetto EPD misurerà con formule precise il fattore di rischio cui siamo sottoposti, sia come singoli sia come abitanti di una determinata zona del mondo. Si parte con un questionario pubblico (online qui in francese), si arriverà a formule di medicina matematica.

Soffrendo come tanti per questo genere di cose, non ho resistito ad intervistare l'autore del progetto. Lui è chiaramente in preda alla follia creativa, è lucidissimo e totalmente fuori. Pensate che punta nello stesso tempo ad un riconoscimento dell'ONU e alla Biennale di Parigi, dove probabilmente arriverà il prossimo settembre. E, secondo me, ha generato un format che potrebbe anche togliergli qualche soddisfazione economica come business basato sulla relazione di auto virtuale. Insomma, ho l'impressione di trovarmi in presenza di un genio, anche se la sua scienza è (quasi) del tutto fittizia. Segue l'intervista.

Presentati in due parole!

Emanuel Germont, vengo da un'arte che si preoccupa di questioni esistenziali. Abito a New York.

Come sei arrivato a questo progetto pazzo, che mescola arte e sociologia?

Ho subito l'influenza di ricerche, teorie e filosofie molto diverse. Le campagne di prevenzione che ho mostrato al LIFT sono vere, esistono già dei germi di azione pubblica, proposte pragmatiche. Poi dopo bisogna vedere se le persone sono più o meno pronte a stare meglio.

Lo Stato deve intervenire o no? Ad esempio, un guru come Doctorow sosteneva qui che la gente arriverà a regolare da sola il proprio consumo di informazione e socialità digitale?

La prima cosa che diciamo come EPD: la gente sta molto male, soffre psicologicamente ma nega tutto, non riconosce lo stato delle cose e cerca semplicemente di fuggire. Questo erode moltissimo le proprie energie personali. Dato che la questione non è discussa dall'opinione pubblica, diventa difficile per il singolo parlarne.

Solo il Bhutan ha, come base della politica pubblica, un indicatore che non sia strettamente economico. Invece del PIL hanno un valore chiamato Gross National Happiness (Felicità nazionale lorda).

Sono paesi di cultura differente: taoismo e buddismo sono prima di tutto percorsi per stare meglio. La Detox Box è il Buddha che si ritira in meditazione lontano dal trambusto del mondo.

[ndr - Emanuel accenna alla Detox Box, una delle slide della presentazione che mostra un container nudo e crudo: è "la casa di cura" dove ciascuno di noi potrà togliersi il vizio della modernità. Niente Blackberry nè Twitter, niente moglie nè capufficio. EPD è molto pragmatico, e non ha progetti troppo confortevoli per la nostra riabilitazione!]

Esistono già programmi pubblici che puntano a combattere questi problemi, ad aumentare la consapevolezza delle situazioni di rischio e sofferenza emotiva, tra le quali quelle di information overload e dipendenza dall'Internet?

Non ancora, che io sappia: per il digitale non esiste nulla. Gli Stati sono guidati dall'economia. Per questo penso che il mio progetto verrà adottato inizialmente solo da paesi non allineati.

Staccarsi dalla sovrabbondanza di informazioni è solo uno dei passi. Sul sito indichi quattro fattori d'esposizione al rischio: traumi e informazioni rimosse, effetto epidemia, virtualità e sovrapposizione di messaggi, accumulo e affaticamento. Torniamo un momento alla parte, quella ad esempio per cui si soffre in famiglia. La violenza domestica in effetti è un enorme fenomeno sommerso.

Il problema sono informazioni che saturano, ossessive, circoli viziosi dai quali non ci si riesce a liberare. Si dice che amici e bambini sono un fatto positivo a prescindere da tutto, ci si complimenta per un matrimonio quasi in maniera scaramantica. L'amore è un pericolo mortale! Non è facile dirlo, ma spesso sono situazioni faticose o che ci creano una di sofferenza cronica. Le donne riconoscono più facilmente una situazione di disagio, gli uomini meno.

Cosa farai coi risultati del sondaggio?

Affinerò il metodo e poi li userò per mostrarli, li userò per rinforzare il nostro messaggio e fornire un corredo di dati reali e statistici.

E poi arriverà il momento di far entrare nel progetto dei counselor o psicoterapeuti e specialisti, no?

Sì esiste già una parte di consigli pratici sul sito, per ora è solo francese. A volte anche queste raccomandazioni sono troppo per la gente comune, che non è pronta ad accettare limitazioni alla propria libertà personale: pochi sono disposti a seguire queste linee guida perchè costano fatica a fronte di un problema che non è riconosciuto pubblicamente nè diagnosticato scientificamente in maniera misurabile e tantomeno curabile con farmaci. Io comunque guardo più nella direzione di matematici e statistici: è una nuova scienza, che lavora sui fattori e non sui sintomi, non è precisa ma lo può diventare. E' ancora una cosa sperimentale.

Lo porterai nel mondo dell'arte? Citavi la Biennale di Parigi ma io penso anche alla street art.

Non ho bisogno di scegliere. Se l'obiettivo è la prevenzione, se ho rigore di metodo e non dimentico le persone normali: allora va bene tutto. Psicologia come arte, matematica, ok. Anche la street art, sarà incoraggiata la diffusione dell'osservatorio in qualsiasi maniera che possa dare strumenti di resistenza alla gente. Non penso solamente ad una corrente artistica nel senso della creatività, l'obiettivo è la difesa delle emozioni.

Creative Commons e problemi di copyright o brevetti?

Sì, è una questione importante, io spero nel copyleft, se poi ci dovessero essere sviluppi affaristici nella sanità e quindi copyright: fa niente, io continuerò ad incollare poster nelle strade!

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