Io non c'ero. Fra performance multimediali e didattica, ArtsBlog incontra Giacomo Verde

Il nostro incontro con la performance di video-teatro "Io non c'ero. Schegge di memoria dal G8 di Genova", realizzata dagli studenti del corso di Video-Teatro dell'Accademia di Belle Arti di Macerata, continua con un'intervista a Giacomo Verde, artista e docente che ha coordinato e diretto il lavoro.

Un incontro bello in cui l'arte si mischia all'insegnamento, alla performance ma soprattutto a un modo aperto e orizzontale di trasmettere il sapere. Giacomo ci spiega infatti come sin dall'inizio delle lezioni la "struttura-palco" tipica della cattadra nelle sue lezioni venga sostituita dal cerchio: non più un insegnante che parla e degli studenti che ascoltano, niente prime e seconde file "dove nascondersi" nè forme di "delega" verso il professore, ma "persone che studiano", come afferma lui stesso nell'intervista - e posso dire che io stessa li ho visti riuniti in cerchio prima della rappresentazione a discutere le autovalutazioni e i voti di fine corso. La performance è parte integrante del percorso formativo: anche la scelta del soggetto è sottoposta a un processo decisionale condiviso dove non sono tanto i ruoli a cambiare, ma le relazioni, il modo di relazionarsi all'interno del gruppo. Giacomo, ad esempio, ha proposto il soggetto di "Io non c'ero" come momento simbolico di un anniversario (i 10 anni dal G8 di Genova), ma è stato il gruppo a dare l'ok definitivo al progetto: dal canto suo, il prof era prontissimo a cambiare programmi e sceneggiatura in base ai feedback. Giacomo ci regala infine il suo ricordo personale e una riflessione su quei giorni, perché lui a Genova "c'era". Nel video in alto, 11 minuti tratti dallo spettacolo che ha preso vita nella bella sala Slobova dell'Accademia di Macerata.

Detto questo, come al solito non voglio togliervi il gusto della lettura e della scoperta, aggiungendo solo alcune note sulla performance. Al progetto hanno partecipato 25 ragazzi in tutto, dividendosi i ruoli (di tecnici e di attori) e lo spettacolo ha già riscosso successo: sono infatti previste due replice, la prima il 18 luglio presso CSOA TNT di Jesi, via Politi 31, e la seconda il 19 luglio CS SISMA di Macerata. Vi lascio con i nomi i nomi di questi giovanissimi artisti, sperando che li rincontreremo presto: Giorgia Biancini, Luca Bontempi, Sara Campetelli, Daniele Cinalli, Sofia Clementi, Giovanna Cocca, Claudia Cocci, Silvia Covelli, Gagliardini Giorgia, Chiara Gori, Laura Lucarini, Valentina Martini, Sonia Matacotta, Marco Mondaini, Fabiola Napoli, Andrea Natali, Davide Pisauri, Alberto Pompei, Saverio Romagnoli, Guido Salto, Andrea Scipione, Giovanni Soria, Gloria Tarquini, Marta Tavoloni, Roberto Zampino.

Buona lettura.

- Questa performance nasce all'interno del tuo corso all'Accademia di Macerata: ci racconti come è nata l'idea e come si è inserita la performance nella programmazione?

A Macerata tengo il corso di "Video- Teatro". Ovvero su come viene utilizzato il video in ambito performativo e teatrale. Ogni anno cerco di realizzare con gli studenti una performance dove possano sperimentare realmente l'utilizzo live del video, in rapporto ad uno spazio e a delle azioni sceniche. Non si tratta quindi di fare dei soliti video o filmini ma piuttosto di capire come si realizzano clip video (o delle immagini in diretta) e come si mixano in tempo reale in rapporto allo spazio e in accordo alle azioni e ai tempi dei performer. Ogni anno scegliamo un tema diverso che viene fuori dal gruppo o che propongo io. Quest'anno ho proposto io il tema dell'anti-G8 di Genova 2001 perche' ricorrevano i 10 anni. Sinceramente non pensavo che accettassero e mi ero gia' preparato a fare il brainstorming per far venire fuori dal gruppo altri temi, invece hanno accetto quasi subito. Immagino che abbia prevalso la curiosità per un argomento di cui sapevano poco e che certamente non ti aspetti di trattare in ambito accademico.


- Ho assistito ad una piccola riunione fra te e gli studenti prima della performance e mi sembra che l'orizzontalità e la partecipazione siano molto presenti nel tuo modo di insegnare. Come avete proceduto a scrivere la sceneggiatura e qual'è stato il ruolo dei ragazzi?

Io cerco di "metterli in cerchio" fin dalla prima lezione. In modo da rompere la frontalità e l'autorità dello schieramento "verso la cattedra". Il mio scopo è che facciano un'esperienza personale reale, come "persone" piuttosto che come "studenti". E lo schieramento "a cattedra" non permette di fare questo perchè li relega nel ruolo, appunto, di "studenti" con i conseguenti comportamenti di delega al prof. ecc ecc.
Devo dire che non e' facile. All'inizio sono tutti in imbarazzo perché non esiste piu' la "seconda fila" dietro cui nascondersi per paura di essere interrogati. Nel cerchio siamo tutti in prima fila. E ci vuole un po' perché imparino a parlare e ad esprimere le proprie opinioni senza il timore di essere "sotto interrogazione". Infine il cerchio permette a tutti di conoscere tutti. E' incredibile ma ci sono studenti che si "conoscono" durante il mio corso nonostante siano in Accademia, e nella stessa classe, da due o tre anni. Faccio questo perché credo nel lavoro di gruppo e solo in questo modo si riesce a creare uno spirito di gruppo che permetta anche alle singole persone di esprimere le proprie potenzialità. Infatti c'e' chi lavora di piu' e chi di meno, è normale. E alla fine chiedo di autovalutarsi singolarmente: per me e' un passo importante perché possano passare da essere "studenti" a "persone che studiano".
Quando si riesce a creare un buon clima di gruppo, almeno con la maggioranza dei partecipanti, è abbastanza semplice scrivere la drammaturgia assieme. Si propongono idee, immagini e poi si cerca di fare una sintesi e una costruzione che sia logica e interessante. Poi ci si divide in gruppi di lavoro, ed ognuno diventa responsabile del proprio pezzo. Io mi metto sullo stesso piano. Ovvero propongo le mie idee ma se alla maggioranza del gruppo non convincono le lascio da parte. Comunque poi cerchiamo di provare anche le cose meno convincenti per verificare se potrebbero invece funzionare o meno. La decisione finale in caso di stallo è mia. Anche perchè sono il più anziano e quello con più esperienza. Ma in realta' quello che faccio alla fine è piu' un lavoro di coordinamento tra i diversi gruppi.


- Mi incuriosisce l'aspetto "assegnazione dei ruoli": ogni studente ha impersonato un attore reale, dal poliziotto al black blok a carlo Giuliani. C'è stato un livello di identificazione degli studenti in questi personaggi? Li conoscevano? avete cercato di studiare e "collocare" questi personaggi?

I ruoli, sia dei performer che dei "tecnici", se li sono scelti da soli. Io ho proposto alcuni personaggi, altri i ragazzi, e poi ho chiesto chi aveva voglia di stare "sul palco" ad interpretarli. Non c'e' stata nessuna imposizione. Non sono attori e non posso pretendere che lo facciano. La regola è che si realizza quello che si puo' fare con le forze e le energie che realmente ci sono. Se si impone qualcosa in questo campo le energie si disperdono. Se ci fossero stati meno performers dei personaggi richiesti avremmo rinunciato a dei personaggi e ripensato alle azioni.
E' difficile pensare ad un livello di identificazione tra i ragazzi e i personaggi. Non abbiamo fatto un vero lavoro da attori classici. Non era necessario e non c'era tempo. Comunque i "personaggi" li conoscevano perché abbiamo visto diversi documentari su Genova 2001 in cui si spiegava bene le diverse "anime" dei manifestanti e i loro diversi comportamenti. E quindi è stato facile capire cosa doveva fare il "Black Bloc" rispetto al "Lilliput" o al "Disobbediente" durante le azioni sceniche. In fondo la drammaturgia dello spettacolo era già stata scritta a Genova nel 2001.
Gli unici personaggi assenti dalla nostra scena, ma molto presenti in video, sono stati i poliziotti, i politici e i giornalisti. Ovvero i rappresentanti del potere.


- In quanti hanno partecipato?

Al corso si erano iscritti in 29, si sono ritirati quasi subito in 4. Quindi erano 25.

- Un ultima domanda. Tu "c'eri": qual'è il tuo ricordo di Genova e cosa ha rappresentato per te quel G8?

Il ricordo piu' forte è il fatto di aver assistito ad una grande ingiustizia. E' lo stupore nel vedere le "forze dell'ordine" agire da "forze del disordine" incolpando i manifestanti. E' stato lo shock, la presa di coscienza, di trovarsi in uno Stato "finto democratico". Dove a livello superficiale pare che sia permesso esprimersi e dissentire ma i realtà il vero dissenso (e non parlo certo dei Black Bloc) soprattutto se motivato e organizzato viene ferocemente represso. Conoscendo la storia italiana questo non avrebbe dovuto stupirmi: lo sapevo già. Ma vederlo con i propri occhi, respirarlo con i fumogeni, leggerlo negli occhi dei giovani poliziotti lobotizzati, schierati attorno al corpo di Carlo Giuliani, è una cosa che non mi farà mai più dimenticare in che Stato viviamo, e quanto c'è ancora da fare perché una vera democrazia possa davvero esistere.

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