Il VJing fra arte visiva, cinema sperimentale, elettronica e performace. Artsblog incontra Lorenzo Taiuti Giunti

lorenzo taiuti

Qualche giorno fa ho incontrato Lorenzo Taiuti Giunti e dalla nostra conversazione è venuta fuori una bella intervista.

Artista e docente di Mass Media presso l'Accademia di Belle Arti di Torino e di Arte Contemporanea presso la Facoltà di Architettura Valle Giulia alla Università La Sapienza di Roma, giunto alla sua terza pubblicazione sul tema dell’intreccio tra arte e nuove tecnologie, Lorenzo è stato quest'anno parte della giuria di Vj TORNA, competizione internazionale di VJing ospitata all'interno di LPM 2011.

Ci siamo scambiati diversi pareri, opinioni, commenti e il risultato è stata una interessantissima conversazione sull'evoluzione dei live media e in particolare della pratica del VJing come intersezione fra arti visive, cinema sperimentale, musica elettronica e corpi in movimento, che vi riporto in questo articolo grazie al mio fedele smarphone. Peccato la luce e l'audio - non ottimali - altrimenti avrei pubblicato anche un video.

Dunque, buona lettura


Era la prima volta a LPM?

No, la prima volta ci sono stato diversi anni fa, almeno otto credo, quando LPM si svolgeva al Linux Club. Cercavo di capire come cresceve e si evolveva la scena del digitale in Italia, e in questo caso in particolare a Roma, e di entrare in contatto con le persone. Ho intercettato prima Gianluca Del Gobbo, poi sono arrivato alla manifestazione: è iniziato così.

Quast'anno però in una veste particolare: giurato della competizione Vj TORNA. Ci racconti questa esperienza?

È faticoso, anche molto, ma a me piace. Fa parte di un mio interesse profondo e di una ricerca iniziata molto tempo fa su queste forme di linguaggio. Che sono ai margini della video-arte, ai margini del cinema sperimentale e della musica elettronica: tutte cose con cui ho un rapporto forte. Mi è piaciuto fare il giurato perchè il live media è un territorio da cui mi aspetto ancora molto, anche se sta crescendo lentamente. Questo per ragioni secondo me costitutive. Tiene dentro molte cose: dalle arti visive, alle forme ibride che si sono create fra suono e suono, ma anche fra suono e immagine, suono e rete, fra immagine e rete... In un certo senso è troppo vasto come territorio per essere "risolto" in poco tempo. Credo che ci vorrà ancora qualche anno - e forse anche un salto tecnologico - perché i live media diventino un linguaggio completamente libero, cioè sganciato dall'ipoteca, dalla necessità di raccogliere troppe eredità. Non sono certissimo di quello che dico ora, ma credo si tratti di questo.

Siamo abituati a parlare, fruire e immaginare l'arte in ambienti come il museo o la galleria . Nel caso del Vjing, il primo outpout del performance è il dancefloor, un ambiente particolare e un esperienza che coinvolge i corpi in un momento di liberazione del desiderio. Cosa pensi di questa intersezione di codici e di linguaggi così diversi?

La tendenza a coinvolgere il corpo è iscritta nel DNA dell'arte conteporanea. Il raccordo fra arti visive e momento espressivo della danza - espressivo nel senso di "ballo" - risale agli anni '60, perlomeno: Andy Warhol e il suo Exploding Plastic Inevitable, tutta la Psichedelia, l'aggregare situazioni che ruotano intorno a un corpo che si muove e balla, e su questo concentrare una quantità di imagini visive in movimento. Quindi la storia è già lunga e mi va più che bene che oggi si ricominci. O meglio: sono almeno 25 anni che si è ricominciato. Parlo delle prime situazioni "techno" o della scena "industrial", happening in cui le immagini eran già presenti. Non c'era forse allora la disinvoltura tecnologica che c'è oggi sulla video-proiezione eccetera, ma questo è relativo. La cosa che mi interessava - e che trovo rilevante - è proprio il fatto che i linguaggi visivi si trovino forzatamente a dilogare con una partecipazione, con un vero rapporto interattivo e di interrelazione: corpo delle persone attraverso la pratica che del ballo dialoga con una certa tipologia di musica che è a contatto con l'elettronica, e con una certa tipologia di immagini che è a contato con l'arte visiva e con la sperimentazione audio-visiva...

Perfetto, grazie, mi sembra chiarissimo. Ultima domanda. Performance, spazio e installazione nel VJing: che impressione hai ricevuto a LPM?

Come anche in NetMage, anche a LPM mi sembra che sembra sussistere una certa una separazione, che l'ipotesi installativa sia un po' ai margini. Le installazioni dovrebbero invece essere collocate più "dentro" lo spazio del live media. Mi rendo conto che si tratta soprattutto di una questione di "spazio" molto concreto, e non di una volontà progettuale spacifica. Però il risultato è che in qualche modo queste istallazioni si trovano ad essere fuori dal contesto più vivace del live media.

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