Egemonia targata McDonald

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Nigel Ball, grafico e professore alla University Campus Suffolk, porta avanti un progetto visivo iniziato nel lontano 2001 dal nome McJunk. Ball raccoglie fotografie dei prodotti targati McDonald che riempiono, sotto forma di rifiuti invasivi, gli spazi urbani e naturali del globo. Sacchetti di patatine accartocciati, involucri, bicchieri e tovaglioli che un tempo guarnivano qualche BigMac vengono scovati in ogni luogo e documentati dalla macchina fotografica. Su tutti questi oggetti è possibile riconoscere, scolorito o distorto, il brand della catena di fast-food più nota al mondo.

L'idea è quella di esplorare il rapporto tra l'arte grafica e la merce nell'era globalizzata, ma ha anche un chiaro risvolto politico, che Ball ha scoperto strada facendo: "Più il progetto cresceva, più il rifiuto targato McDonald andava formando nella mia mente un meme visivo, che finiva per sollevare domande sulla più ampia responsabilità sociale del graphic design". Diventa chiaro allora il doppio significato di McJunk, dove 'junk' sta sia per 'porcheria', in questo caso alimentare, che in senso lato per 'rifiuto', nonché in slang per 'droga' (ricordiamo gli studi sull'assuefazione da fast-food vissuti sulla propria pelle da Morgan Spurlock nel film Super size me).

Ball non si è limitato a pubblicare un libro, che del progetto raccoglie 67 fotografie a colori e un testo critico, ha aperto una pagina Flickr, in cui ognuno può contribuire con le proprie foto di rifiuti McDonald a far crescere la gallery, che adesso conta oltre 600 immagini.

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