Scipione, leggenda di Roma

Scipione - La piovra (I molluschi, Pierina è arrivata in una grande città) - 1929

Si è inaugurata ieri la mostra dedicata a Scipione (1904-1933), il capofila della scuola romana.
Una mostra attesa nella capitale dal 1954, dai tempi cioè di Palma Bucarelli alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, e ormai quasi insperata, dopo che nel 2004 Roma mancò l’occasione di celebrare il centenario della nascita del pittore.

La retrospettiva, 27 dipinti e 26 disegni, non è particolarmente ampia, ma considerata l’entità dell’intero corpus di Scipione, non più di 90 dipinti e circa 300 disegni, se ne capisce l’eccezionalità.

Scipione è uno di quelli (da Raffaello a Basquiat, ma anche Morrison o Hendrix, la lista è tristemente lunga) la cui vita è stata troppo corta ma che la morte precoce ha reso leggenda.

E a proposito di leggenda, all’inaugurazione, mischiata tra le figlie di Mafai, un nipote di Mazzacurati e chissà quant’altra discendenza di scuola romana, ho individuato Emma Bonichi, nipote di Scipione, alla quale ho chiesto di raccontare qualche aneddoto sullo zio.

La signora non si è negata: «Mio padre mi raccontava di suo fratello, Scipione, e della sua smisurata passione per la pittura ed il disegno: per ritrarre la gente sull’autobus, utilizzava il retro dei biglietti».
E ancora: «Sembra che dovette scappare da un paese in cui stava curando la sua malattia, perchè fu scoperta una sua tresca con la moglie di un contadino».
Anche questo fa parte della leggenda.

La mostra rientra nel "circuito" Notte Bianca, quindi oggi rimarrà aperta dalle 20 alle 6.

A Roma, Villa Torlonia, fino al 6 gennaio 2008.

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