Weiwei torna a far parlare di sé

portrait
Il silenzio non si addice ad Ai Weiwei. Uscito di prigione, l'artista più famoso della Cina è tornato ad oltrepassare i limiti. Quando fu rilasciato nel mese di giugno, dopo due mesi e mezzo in isolamento, le autorità dichiararono di averlo liberato perché malato e per aver confessato il reato di evasione fiscale (in realtà era accusato anche di pornografia e bigamia). Allo stesso tempo gli fu intimato di smettere di rilasciare interviste provocatorie e di non utilizzare Twitter come mezzo di informazione politico. Così Weiwei ha tenuto un profilo basso per un po' di tempo. Poi ha ricominciato a dare segni di irrequietezza. Quando ha aperto un account nel mese di luglio sul nuovo social network, Google +, si è presentato nel suo profilo come "un sospetto appassionato di pornografia ed evasore fiscale".

All'inizio era tornato su Twitter, dove ha quasi centomila seguaci, in punta di piedi, prima con messaggi sul cibo, il suo peso e, all'occasione, qualche foto bizzarra. Poi ha cominciato a rispolverare alcuni dei suoi temi più familiari: "Se non parli in nome di Wang Lihong e Ran Yunfei (entrambi attivisti e blogger cinesi anti regime) non solo sei una persona che non si distingue per senso di equità e giustizia, ma sei anche uno che non ha rispetto di se stesso".

"Al momento non è conveniente accettare interviste", ha detto sua moglie alla Associated Press, usando un'espressione tipicamente cinese, dove 'convenienza' si usa indistintamente per declinare un invito a cena o per evitare un grosso rischio. Su Twitter, Weiwei ha inoltre lamentato il trattamento subito dalla polizia da quattro suoi amici che erano stati arrestati per mesi insieme a lui. Ha descritto così l'incontro con il suo amico Liu Zhenggang: "Ha parlato del periodo della sua detenzione per la prima volta: ebbene quest'uomo dalla volontà d'acciaio aveva le lacrime che gli solcavano il viso... Ha avuto un improvviso attacco cardiaco durante il suo periodo di detenzione ed era quasi in fin di vita".

In una recente intervista al Global Times Weiwei ha confessato: "Sono finito nel vortice della politica. Ma non eviterò mai la politica, nessuno di noi può farlo. Viviamo in una società politicizzata. Si rinuncia ai propri diritti nel momento in cui li si evita. Naturalmente si potrebbe vivere una vita più facile se si rinunciasse ad alcuni diritti. Ma ci sono tante ingiustizie, e limitate risorse educative. E in questo modo noi tutti non facciamo che diminuire la nostra felicità. Non potrò mai smettere di combattere le ingiustizie".

Via | New Yorker

  • shares
  • Mail