Cinema, l'arte dei titoli

"In genere per il pubblico medio, i titoli di testa di un film comunicano che ci sono soltanto tre minuti per mangiare i popcorn. Io prendo questi tempi morti e provo a farne qualcosa di più che un modo per sbarazzarsi semplicemente di nomi a cui gli spettatori non sono interessati. Cerco di preparare il pubblico a ciò che sta arrivando; li carico di attese." Queste parole di Saul Bass, il grafico che ha trasformato i titoli cinematografici in una forma d'arte, rivelano perfino troppa modestia. Ma se Bass, con i suoi memorabili lavori per nomi come Hitchcock e Preminger, ha rivoluzionato la "confezione" del film, è pur vero che fin dalle origini tipografia, impaginazione, sovrimpressioni e dissolvenze dei titoli comunicavano generi, suggerivano atmosfere e testimoniano oggi il gusto di epoche e autori.

Christian Annyas ha deciso di iniziare a catalogare e condividere in rete "credits" e "the end" delle sue private, ma molto complete, visioni cinematografiche. Il risultato è un sito prezioso e raffinato, che suscita l'interesse del cinefilo, del grafico, ma anche del comune spettatore. I titoli sono divisi per decadi e generi e coprono una fetta non trascurabile del cinema che conta. Non mancano le produzioni minori, raccolte per documentare al meglio lo stile delle grandi case, Warner Bros. piuttosto che Metro o Universal. Davvero un ottimo lavoro. Unica pecca: i titoli sono riprodotti solo per immagini e mai per clip video. Nel frattempo (ri)godetevi i titoli del grande Saul Bass per La donna che visse due volte di Hitchcock: sintesi perfetta di funzione narrativa e simbolica, ma anche di un gusto grafico che ancora nel terzo millennio non smette di influenzare generazioni di autori.

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