Astronaute Suicides

Astronaute Suicides

L'ultima missione dello Space Shuttle ha avuto luogo l'8 luglio scorso, a Cape Canaveral. Una diretta seguita da milioni di persone nel mondo, proprio come il primo mitologico sbarco sulla luna avvenuto oltre 40 anni fa

L'impatto nel'immagnario non è certo paragonabile (provato solo a mettervi nei panni degli umani che hano assistito al primo allunaggio seduti nelle loro case: per McLuhan è stato il primo evento globale e le immagini del pianeta terra visto da lontano hanno radicalmente e per sempre modificato la nostra percezione...), ma il "pensionamento" dello Space Shuttle è pur sempre un fatto di portata storica. E a proposito di pensionamento: che ne sarà degli astronauti, di quegli eroi contemporanei finora impegnati nel suo mantenimento e in missioni di esplorazione che non esito a definire epiche?

Sara Phillips, Neil Dacosta e Saskia Thomson ci hanno pensato e il risultato è la deliziosa serie "Astronaute Sicides", un racconto narrato creando diversi set fotografici in cui l'astronauta, deposto dalle sue mansioni, compie la sua ultima missione: il suicidio. I set sono realizzati con estrema cura, la fotografi è ottima, l'effetto e la sensazione finale che se ne riceve sono leggeri e ironici. In sintesi un buon lavoro, incorniciato da una frase del presidente Obama pronunciata il 15 aprile 2010: "I understand that some believe that we should return to the surface of the moon but I have to say this bluntly, we have been there before" (Capisco che molti pensano che dobbiamo tornare sulla superficie della luna, ma francamente devo dire questo: ci siamo già stati).

È dunque Obama, con questa sua rude franchezza, all'origine dei suicidi? Per i tre autori credo proprio di sì.

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