Arte o non arte? Questo è il dilemma

"La riproducibilità ha mostrato che l'arte è legata alla politica e che essa è sempre legata a questa, prima della sua riproducbilità. [...]

Poiché l'arte non può essere definita per se stessa, ma solo in opposizione a ciò che essa non è, l'arte è un invito alla negazione. alla critica e al conflitto. L'arte non è abbastanza forte da poter stare per se stessa, ma è piuttosto un luogotenente sospeso all'interno della politica. È proprio questa instabilità dell'arte, questo suo essere sempre sottomessa all'altro da sè che permette all'arte di modificarsi. Attraverso il proprio cambiamento essa può acquistare un nuovo ruolo politico. In quanto istituzione l'arte gioca un ruolo sociale e politico ed è quindi un nuova formulazione di ciò che accade. Dal momento che l'arte, a causa della sua instabilità, è in grado di modificarsi, essa è anche in grado di spaccare il gioco politico oppure di liberare se stessa dal proprio attuale ruolo istituzionale. Di conseguenza la non-arte (il kitsch) può diventare arte, può trovare stabilità di fronte alle istituzioni. [...]

Sebbene l'arte sia un'istituzione essa sfugge alla riduzione a istituzione, poichè in essa è sempre insito l'altro che provoca il cambiamento. L'aura dell'arte invoca la propria distruzione e ciò mette in conto il ripristino dell'aura. Privata di questa negavitità, l'arte vine e istituzionalizzata e ripristinata. In questo senso, ciò che rende tale l'arte (la sua aura) è a tale riguardo anche la sua sciagura, in quanto l'arte stessa ha bisogno dell'istituzione e in quanto l'istituzione è assoggettata alla sfera politica."

Terri J. Hennings, L'urlo di Edward Munch. Arte o non arte? Questo è il dilemma, pag 60, saggio contenuto in Fenomenologie e arte. Immagini figure riflesse nella filosofia, a cura di Markus Ophälders, Mimesis Edizioni.

Rubrica | Cos'è l'arte

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