La doppiezza: l'unica viziosa virtù dell'arte. Di Gianni Scalia

gianni scalia

"L'arte è se stessa e il e altro di se stessa (non diciamo, altro da sstessa) Perciò con ironia dialettica [...] volevamo opporci sia alla tesi della morte dell'arte, sia alle tesi della vita dell'arte. Per noi l'arte è insieme viva e morta. Diciamolo meglio: non ci persuadono le querele di coloro che continuano a fare arte, sostenendo che è morta (è un'affermazione piena di alibi, di felici colpe); nè ci convincono le compiacenze di coloro che continuano a fare arte, sostenendo che è viva, di un'altra vita. [...] Non ci si può acquietare nella certezza dell'affermazione o della negazione. Semai "sopportare la contraddizione" del "doppio stato": negare l'arte, fare l'arte... L'arte è una decifrazione della propria contraddizione nel mondo del "doppio", cioè contraddittorio. La doppiezza è la sua unica viziosa virtù. [...]

L'opera d'arte, come la merce, è reale e irreale, concreta e astratta, "sensibilmente sovrasensibile", è "valore" nel senso marxiano, nel senso della metamorfosi. La constatazione delle coppie non è l'angoscia della doppiezza. L'arte non finisce di essere arte, cominciando ad essere merce; non comincia ad essere alrte, finendo di essere merce.

Ci chiedevamo: di che vivono gli artisti e perchè si continua a fare arte? Perchè è un "bisogno": come la merce, nella società del capitale. [...] Il capitale non condanna, non distrugge, non espelle l'arte dalla sua "repubblica". Anzi celebra, esalta, moltiplica, difende e diffonde l'arte. L'arte è un lavoro "produttivo"; l'artista un produttore estetico.

Tratto da: Signor capitale e signora letteratura (1973-1976) di Gianni Scalia (pg 17-18)

[Foto in alto: Roberto Roversi, primo a sinistra, con Angelo Romanò, Pier Paolo Pasolini, Francesco Leonetti, Gianni Scalia e Franco Fortini]

Rubrica | Cos'è l'arte

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