s.FINITI dall'arte


"L'arte è la politica stessa, è solo la politica, è una politica dei segni che non riesce ad uscire dalla sua gestione della sfera strumentale, per l'affermazione di un immagine e non di un valore culturale e di una coscienza. L'esperienza artistica è tendenzialmente collettiva, quella politica è individuale. L'arte non ha dunque maggior slancio rivoluzionario rispetto alla politica, nel senso che non anticipa l'esperienza politica come avrebbe fatto in altre occasioni; essa è schiacciata tra le esperienze della politica e le altre esperienze umane. L'arte non è più capace di impedire la reificazione, non è una forza motrice per la trasformazione del mondo, l'arte non è più capace di liberare Eros dal dominio di Thanatos.

Ecco perché non vale la pena di stare a patteggiare con l'arte, è meglio convenire direttamente ai giochi della produzione, forse nel realismo schiacciante di tali giochi si può ritrovare il terreno fertile per nuovo e audace conflitto."

Gabriele Perretta, Gli effetti dell'impresa mediale, pag 112, tratto dal volume s.FINITI dall'arte. Sul lavoro e altri travagli, Mimesis Edizioni, 2004

[Foto in alto: Luigi magli, Tonino Sicoli, Frans Haks, Fernando Pellegrino, Gabriele Perretta, Francomà, 1985]

Rubrica | Cos'è l'arte

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