Libia, saccheggi al museo di Saif Gheddafi e l'Unesco lancia l'allarme

Negli ultimi mesi Saif Gheddafi, uno dei tre figli del rais, si era fatto promotore insieme al padre dei feroce assassinio della popolazione inerme, associata ai ribelli e tacciata come branco di “marmocchi e di drogati”. Tra i fratelli Saif era stato quello più incline a manifestare una certa predisposizione all'arte. Partecipando alle aste di Sotheby's e Christie's aveva accumulato un piccolo patrimonio di oggetti d'arte islamica (progettato da Studio Italia Costruzioni), destinati ad essere collocati in un museo di prossima apertura nell'area sud di Bengasi.

Ma adesso la situazione è drasticamente cambiata: le forze ribelli sono sulle tracce di Saif e per lui l'unica speranza è essere consegnato alla Corte Penale Internazionale dell'Aia. Girano voci (non ancora confermate) che il museo in procinto di aprire sia stato saccheggiato. Proprio per fermare gli 'sciacalli', il Direttore Generale dell'Unesco Irina Bokova ha lanciato un appello internazionale per proteggere il patrimonio culturale della Libia. "Il patrimonio di una nazione è essenziale per la capacità dei suoi cittadini di preservare la propria identità ed autostima, di trarre profitto dalla loro diversità e dalla loro storia per costruirsi un futuro migliore", ha dichiarato la Bokova.

L'attenzione ora si sposta sulla lotta contro il traffico illecito e l'esportazione illegale di beni culturali, per evitare che si ripeta quanto già accaduto in Iraq. Tra i siti libici ricordiamo quello di Leptis Magna - considerata una delle più belle città dell'impero romano - e la città vecchia di Ghadames, la "perla del deserto".

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