Jaša riallestisce gli spazi della Jerome Zodo


Jaša, sloveno nato a Lubiana nel 1978 ma formatosi in Italia, è uno degli artisti più promettenti della scena europea contemporanea. A Milano aveva già partecipato al programma Memories and Encounters presso il VIR e si era distinto con una personale, Dolphin's dream, che ne rivelava lo spessore artistico. Oggi il capoluogo lombardo gli concede un altro spazio, quello della Jerome Zodo, in via Lambro, con una installazione visibile fino al 10 settembre.

Qui Jaša ha potuto liberare tutta la sua creatività allestendo e reinventando lo spazio della Project Room con il personalissimo stile che lo contraddistingue, muovendo da una riflessione sulla dialettica dentro/fuori e strada/edificio. Una porta basculante separa la strada dall'ingresso del salotto, aperto da un'esplosione di segni - elementi decorativi e figurativi - che fuoriescono dal bianco delle pareti e nel bianco sembrano scomparire e riapparire: lo spazio è sfrangiato e discontinuo, come il concetto di libertà relazionale ed etica che l'artista ha scelto di rappresentare.

"Mi ha sempre affascinato - afferma Jaša - quello che gli spazi piccoli e chiusi possono fare ad un individuo o ad un gruppo di individui, ed è qui che mi viene in mente l'opera teatrale Huis clos (A porte chiuse) di Jean-Paul Sartre. L’autoconsapevolezza ha bisogno dell’Altro per provare la propria esistenza. Ha un “desiderio masochista” di essere limitata, cioè limitata dalla consapevolezza riflessiva di un altro soggetto. Questo viene espresso metaforicamente nella celebre battuta di Sartre: L’inferno sono gli altri". La particolarità di quest'opera è quella di ricreare le quattro pareti interne, formando così una stanza in una stanza, dove lo spazio si apre ulteriormente con una serie di fessure e passaggi da cui filtrano luci e colori degli anfratti laterali.

  • shares
  • Mail