Quando l'arte salvava l'anima

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Dal 16 settembre a Palazzo Strozzi, a Firenze, sarà in mostra un interessantissimo allestimento curato da Ludovico Sebregondi e Tim Parks: Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità. Si tratta di un'indagine sul rapporto fra arte e denaro nella Firenze del Quattrocento, quando la città era diventata la capitale economica del paese, perfezionando il sistema delle cambiali e conquistando con il fiorino il primato fra tutte le altre valute. Ma cosa c'entra l'arte? C'entra nella misura in cui l'etica cristiana tormentava i nuovi banchieri: come conciliare la ricchezza e il Vangelo, il capitale e la morale? Quando Cosimo De' Medici aveva sottoposto il quesito a papa Eugenio IV si era sentito rispondere "Investi 10mila fiorini nel restauro del convento di San Marco".

Del resto l'arte moderna è nata di pari passo con l'affermazione della borghesia e la nascita del sistema creditizio. Così i banchieri da una parte si ingegnarono a nascondere il peccato dell'usura con un sistema di cambiali che all'apparenza serviva unicamente a facilitare i trasferimenti in denaro, nascondendo gli interesse sui prestiti. Dall'altra si prodigarono in opere di beneficenza e soprattutto in commissioni di opere d'arte, soddisfacendo così anche l'umana vanità del ricco mecenate che si circonda di bellezza favorendo arte e cultura. Tutto questo finché l'implacabile Savonarola, con le sue veementi prediche, accese l'odio per la ricchezza fino a far bruciare, letteralmente, molte opere d'arte in una lunga serie di "falò delle vanità".

La mostra raccoglierà i "documenti" di questo complesso rapporto. Da una parte i ferri del mestiere dei banchieri (casseforti, chiavi, bilance, monete e lettere di cambio) dall'altra le sfavillanti tavole dipinte uscite dalle botteghe dell'Angelico, di Ghirlandaio, di Botticelli. E proprio quello di Botticelli è il nome più rappresentativo di questa storia, avendone attraversato in vita tutte le fasi, fino alla scelta personale di abbracciare l'austerità e il rigore, toccato nel cuore e redento dalle parole di Savonarola.

Via | Sole24ore

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