L'arte povera risponde alla crisi


E' forse un caso, ma piace pensare il contrario, che in un'epoca di profonda crisi economica e culturale come quella che stiamo vivendo si riscopra l'arte povera in una corposa serie di mostre. Pensato dalla Triennale di Milano in occasione del 15oesimo Anniversario dell'Unità d'Italia, l'evento coinvolge le più importanti città italiane nei relativi spazi espositivi e museali: Bologna (Mambo), Milano (Triennale), Napoli (Madre), Roma (Maxxi), Torino (Venaria Reale), Bari (Teatro Margherita).

L'intero progetto è curato dal critico Germano Celan, a cui si deve lo stessa definizione di arte povera, formulata nel 1967 in riferimento a un movimento trasversale che riformulava i termini estetici a partire dalla lezione delle avanguardie. Gli esponenti di spicco di questo movimento, le cui opere saranno in mostra fino al marzo 2012, non hanno mai smesso di esercitare la loro influenza nel panorama contemporaneo: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, Mario Ceroli, Luciano Fabro; tutti artisti che hanno partecipato in modi differenti a quella che fu in primo luogo una rivoluzione culturale.

L'arta povera, infatti, superava fondendole insieme la ricerca sui materiali eterogeni portata avanti da pop e minimal art con quella concettuale e astratta di maestri come Burri e Fontana. Per Celan l'arte povera si manifesta essenzialmente "nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi". In questa prospettiva l'arte non prevede nessun materiale elettivo di produzione né alcun obbligo di forme tradizionali e codificate per esistere, ma una libertà d'azione in cui è sostanziale una riflessione sui valori, sul nostro modo di percepire e abitare il mondo, in cui trovano spazio sia messaggi politici e sociali che altri di carattere linguistico ed estetico.

Una lezione per tutta l'arte contemporanea, ancora oggi irretita dalle gabbie del mercato e del glamour, in cui ogni forma di provocazione è fagocitata da un sistema uniformante. La crisi è anche questa, laddove la crisi economica aiuta a riscoprire i valori del sentire e dell'agire umano, anche attraverso l'arte. O soprattutto attraverso di essa.

In alto Chiaro Oscuro, 1983 di Mario Merz.

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