Crisi finanziaria e mercato dell'arte: le case d'asta alla ricerca di un nuovo 'gold standard'


Con la crisi finanziaria che, come un virus, affetta molti settori dell'economia reale, come è messo il mercato dell'arte? I segnali che sono arrivati dalle aste di quest'estate non sono incoraggianti: c'è un crollo nelle vendite. Basti pensare che dal 7 luglio scorso, il titolo Sotheby's ha perso il 37% del suo valore sulla borsa di New York, passando da 47,8 dollari a meno di 30 dollari.

Alcuni addetti ai lavori però pensano possa ripetersi quel fenomeno di crescita che si verificò dopo la crisi del 2008-09. A tal proposito, sarà interessante vedere come si comporteranno alcuni mercati in espansione, come quello cinese e brasiliano. I segnali, avverte Francesco Outred, responsabile del settore arte contemporanea di Christie's a Londra, ci sono. Arrivano dalle stime di vendita – in salita, per la prossima edizione di Frieze Art Fair.

Si tratta d'altronde di una crisi che colpisce proprio l'arte contemporanea, le cui sorti sono tradizionalmente più legate ai saliscendi dei mercati azionari. L'arte moderna e soprattutto quella classica reggono infatti meglio, perché sono investimenti più sicuri. Un fenomeno rinforzato anche dall'incertezza globale sugli investimenti, che ha portato molti risparmiatori a tornare ad investire sull'oro. Ecco, proprio come l'oro, l'arte è un bene di lusso, molto raro, e le sue quotazioni potrebbero risalire proprio con l'incedere di un nuovo 'gold standard'.

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