I am not me, the horse is not mine. William Kentridge al Museum of Fine Arts di Budapest

Artista sud africano (classe '55), William Kentridge vive e lavora a Joannesburg. La sua opera, densa e capace allo stesso tempo di un profondo senso dell'umorismo e dell'assurdo, trasforma eventi politici drammatici in allegorie vive e contemporanee, film, sculture, video e animazioni.

Per la prima volta nel suo percorso, Kentridge è approdato a Budapest, al Museum of Fine Arts. A cura della storica dell'arte Brigitta Iványi-Bitter, la mostra propone una selezione di progetti video e film realizzati sul tema post-apartheid, soggetto che l'artista riesce a trattare allargandolo a narrative più globali. Ma il cuore dell'esposizione è "I am not me, the horse is not mine", un adattamento del famoso "Il Naso" di Gogo'l del 1836 (lettura assolutamente consigliata). Il titolo dell'opera - una video-installazione - è un proverbio russo che indica il declinare la propria responsabilità. Kentridge, usando come riferimento storico il "Don Quijote" di Cervantes e la novella "Tristram Shandy" di Laurence Sterne, cerca di costruire un ponte che ci porta nell'assurdo del XX secolo, e in particolare dei modersisti russi degli anni '20 e '30. L'opera mostra l'emergenza di una serie di trend nella Russia moderna e nell'avanguardia. Ma la riflessione centrale ruota intorno alla perdita di un linguaggio artistico scomperso in quegli anni insieme alla speranza di poter realmente cambiare il mondo, utopia che aveva animato la rivoluzione russa l'ascesa del regime sovietico.

"I am not me, the horse is not mine" inizia con un naso a piede libero: molti dei frammenti usati per il montaggio sono spezzoni originali di pellicola russa degli anni '20 e '30. Nel video vediamo Kentridge al lavoro nel suo studio proprio sull'opera in questione, mentre oggi a Budapest il pubblico avrà l'occasione di un incontro diretto con l'artista.

  • shares
  • Mail