Il paradosso dell'attore (e del pittore)

Il paradosso dell'attore

Lo scacco della rappresentazione è nella rinuncia bieca alla distanza, che sia pittore o attore, l'artista è votato per definizione alla mediazione tra l'oggetto rappresentato, la sua creatività e lo strumento di esecuzione. La verità è che la sola verità è quella messa in scena da un attore di talento, è quello splendido melangé di emozione e distacco che il genio del filosofo Denis Diderot ha fissato in un'opera che non poteva che chiamarsi Il paradosso dell'Attore:

[...] chi esce dalle quinte senza avere chiaro il modo di recitare e senza conoscere bene la parte, sosterrà per tutta la vita il ruolo di un debuttante; e se, dotato di intrepidezza, di sicumera e di estro, e contando sulla sua agilità di mente e sull'abitudine del mestiere, quest'uomo vi si imporrà con il suo calore e la sua ebrezza, voi applaudirete la sua recitazione come un esperto di pittura sorride a uno schizzo spregiudicato dove tutto è accennato e nulla è risolto. [...]. Forse quei pazzi fanno bene a rimanere ciò che sono: attori abbozzati. Un lavoro maggiore non procurerebbe loro ciò che gli manca, anzi, potrebbe privarli di ciò che hanno. Prendeteli per ciò che valgono, ma non metteteli a confronto con un quadro finito.

Sempre che di verità si tratti e non di illusoria riproposizione maneggiata come insinuava Rousseau al colmo di isterici sproloqui, fatalismi o presunte educazioni moral-sentimentali a parte, resta una piccola perla nel grande mare della storia dell'arte, un "gioiello tutt'altro che indiscreto" che non manca di provocare bacchettando quel talento che non sa nutrirsi sufficientemente di se stesso.

Via | vogliosapere.org

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