Gauguin e la Polinesia in mostra al Glyptotek di Cophenagen


Gli scambi culturali fra l'Europa e la Polinesia sono avvenuti decenni prima che Gauguin approdasse a Tahiti nel 1891, con tutti i suoi problemi finanziari. Eppure il lavoro dell'artista rimane emblematico dell'incontro del vecchio continente e le culture "altre", che ha profondamente caratterizzato la storia post-coloniale.

È questo il tema che attraversa la mostra "Gauguin & Polynesia - An elusive paradise" (Gauguin e la Polinesia - Un paradiso esclusivo), attualmente esposta presso il Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen. Gauguin si riferiva a se stesso usando il termine "Oviri" (letteralmente "l'uomo selvaggio"), e nella sua pratica artistica ha effettivamente inventato ridefinito la sua propria forma di arte primitiva, divisa fra astrazione e osservazione del mondo naturale. La mostra raccoglie circa 50 opere originali con motivi tahitiani prodotte da Gauguin, insieme a oltre 60 artifatti della cultura polnesiana a cui si è ispirato: statue di culto, armi, gioielli (alcuni dei quali realizzati con ossa e capelli umani), ma anche tatoos che documentano in modo preciso l'influenza di questa cultura sulla produzione dell'artista. Il periodo polinesiano è senz'altro quello che gli ha dato la fama e quelle immagini sarebbero diventate icone in grado di ispirare personalità come Picasso e Matisse - nonostante il primi lavori esposti qualche anno dopo il suo rientro a Parigi furono venduti per pochi spiccioli.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 dicembre prossimo, per poi volare verso Siattle. Inoltre attenzione: se siete a Cophenagen, l'accesso al museo la domenica è gratuita.

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