La videoarte disturbante di Laurel Nakadate


Laurel Nakadate è un'artista giovane, determinata e coraggiosa. Ha messo in gioco se stessa e la sua persona provando a varcare i limiti della privacy e della solitudine, coinvolgendo degli sconosciuti nel suo progetto estremo. Entrare nelle case degli uomini soli, di mezza età, e allestire delle performance a volte innocue, a volte intime ed esasperanti per videodocumentare il loro disagio esistenziale. Laurel coinvolge, invita a parlare, a ballare con lei e a festeggiare compleanni inesistenti. Gli uomini si affidano alle sue cure o partecipano restando in disparte, aprono squarci nel proprio pudore, rivelano sentimenti e miserie umane. Lo spettatore è chiamato a giudicare.

"Gli uomini hanno semplicemente iniziato a parlare con me. Ecco come è iniziato tutto. Mi ero trasferita da Boston a New Haven per studiare fotografia presso la Yale. A Boston, nessuno ti parla. Sei invisibile. Ma lì improvvisamente tutti parlavano con me, e l'ho trovato affascinante. Gli uomini hanno cominciato ad avvicinarmi casualmente in luoghi innocui, come parcheggi o negozi alimentari e in quei casi, di norma, in quanto donna, devi solo andartene via educatamente. Ma ho deciso di impegnarmi con loro. Ho detto loro che era un artista e gli ho chiesto se volevano fare qualcosa con me. Tutti dissero di sì e siamo tornati nei loro appartamenti per tirare fuori qualcosa."

La ricerca di Nakadate si è estesa ai territori del voyeurismo, del sesso come forma di affermazione e del perverso legame tra abuso e bisogni affettivi. Nella serie di foto 365 Days: A Catalogue of Tears, ha poi ritratto se stessa ogni giorno per un anno, prima e dopo aver pianto, continuando così ad esplorare il rapporto ambiguo tra intimità ed esibizione, lo stesso che caratterizza tanta sottocultura televisiva. Ma trasferendo il tema dal contesto della comunicazione di massa ad una serie di "confessioni d'artista" ne rivela i limiti, il fattore violento ed emotivo, stimolando così la riflessione su problematiche tipicamente contemporanee.

Via | The Guardian

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