Murs di Mehdi Meddaci al 104 di Parigi

Murs di Mehdi Meddaci

Mehdi Meddaci opera "sul confine di antiche migrazioni": quel Mar Mediterraneo che oltre ad essere inestimabile risorsa di scambio tra i popoli che si affacciano sulle sue rive, resta anche simbolico "muro d'acqua", barriera troppo spesso sormontabile solo al caro prezzo della vita, che separa orgogliosamente la ricca e vecchia Europa da un turbolento oriente. Nelle opere di Meddaci c'è tutto questo e naturalmente ancora di più. L'artista è un "decriptatore instancabile" del bacino, un "catturatore di traccie" che recepisce fin nella loro più sottile declinazione. Può porsi in tale posizione di transito proprio in quanto frutto del crocevia che lo ha prodotto: migrante nell'anima su antichi percorsi dalla sua Montpellier, ad Algeri, Beyrouth o Parigi, raccoglie nel suo lavoro artistico quegli elementi che derivano dalla sua stessa storia di andate e ritorni.

Ex-allievo del celebre studio nazionale per le Arti Contemporanee Fresnoy, ha già partecipato al festival Temps d'Images 2008 con l'istallazione "Lancer une pierre"( "Lanciare una pietra"), tappa del ciclo cominciato nel 2007 con "Corps traversés" ("Corpi attraversati"). Le opere visibili in questi giorni al 104 di Parigi, nell'ambito della manifestazione Temps d'Images 2011 sono letteralmente legate, l'istallazione Murs, sviluppata durante gli otto mesi nei quali Meddaci è stato ospite del centro, prosegue idealmente il filo del film "Tenir les murs", e si "ripercuoterà" sulle pupille degli spettatori attraverso cinque schermi posizionati proprio sulle pareti. Il perché arriva dritto dalle parole dell'artista:

Paradossalmente è nell'attesa contro il muro che il bisogno di traversata, di strada e di ritorno, è più percepibile. Quello che voglio mostrare sono proprio i diversi esili che si celano nel gesto di quest'attesa.

Via | 104.fr

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