Il parto in diretta della Kotak: nasce un bimbo, muore l'arte

La provocazione sembra diventare sempre più un obbligo per gli artisti contemporanei. Del resto in un mondo attraversato da un flusso di informazioni mai così enorme e veloce, per farsi notare bisogna strepitare, inseguire il gesto eclatante: così si finisce nel tritacarne mediatico e si alimenta il proprio mercato, secondo un'equazione che stringe arte e pubblicità in un abbraccio mortale. Andy Warhol stesso sarebbe sorpreso di scoprire quanto il quarto d'ora di celebrità è ormai ciò a cui aspirano allo stesso modo le persone comuni e gli artisti.

Tanto da varcare il confine che divide il peggior reality dalla galleria d'arte più trandy. Questa è la volta di Marni Kotak, che dopo aver reso pubblico il suo primo rapporto sessuale perfino il funerale di suo nonno, ora decide di partorire live nella galleria Microscope, proprio come accadde nel trashissimo palinsesto televisivo italiano. "La nascita di un figlio è la più grande forma d'arte" dice la Kotak, cancellando con una stupida battuta a effetto secoli di distinzione tra natura e cultura. Tutto il contrario dell'elaborazione tematica del voyeurismo approntata da Laurel Nakadate, di cui vi avevamo parlato ieri. Il problema qui non è l'eccesso o la provocazione - tra l'altro nel mondo ovattato, drogato e vaccinato di oggi questa non è nemmeno una provocazione ma una curiosità - il problema è l'estrema carenza di pensiero e di cuore. Se avete ancora dei dubbi, guardate nella foto il modo in cui la Kotak ha allestito la sua performance da ostetricia: lo squallore assale lo sguardo senza pietà.

Via | Repubblica

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