"L'âge d'or de Kinshasa" nelle foto di Jean Depara

Come riscoprire gli anni felici della Repubblica Democratica del Congo? Un paese (che corrisponde all'ex-Zaire) dalla grandezza paragonabile a quella di un continente e dal sottosuolo ricchissimo di minerali preziosi, che sarà possibile "attraversare" grazie all'esposizione fotografica intitolata "L'età d'oro di Kinshasa": Depara, Night & Day in Kinshasa, 1951-1975, una raccolta di 150 scatti dell'angolese d'origine, ma congolese d'adozione Jean Depara, visibili fino al 17 dicembre alla galleria Maison Revue noire di Parigi. Una testimonianza in immagini del ventennio di prosperità a cavallo tra gli anni '50 e '70, che restituisce un panorama vivido della popolazione colta in momenti di quotidiano divertimento.

Non bisogna infatti dimenticare che la Repubblica Democratica del Congo è stata letteralmente "il faro dell'Africa Nera" e che la vitalità della sua capitale Kinshasa (Città della gioia) non aveva eguali. Musica e ritmi impregnavano l'aria delle nuit kinoise accese da migliaia di locali, di piste da ballo e di bar en plein air, prima che il pugno di ferro di Mobutu stringesse il paese in un sanguinoso movimento di "africalizzazione forzata". All'indomani della decolonizzazione è tutto un brulicare di pompieri di nome Bill, di camicie a quadretti e di signori eleganti al volante di coupés americane che creano un contrasto stridente e improbabile con i paesaggi urbani oppressi dall'umidità dei tropici.




E' proprio attraverso le opere di un Depara amico intimo di Franco, leader indiscusso della rumba congolese e ingranaggio perfetto della vita notturna avvolta di vapori d'alcol di palma e di birra dalla spuma eccessivamente soffice, che si riscopre l'anima di quegli anni leggeri nei quali debuttanti isteriche portavano in giro i loro corpi scultorei coperti da vestiti a corolla e pellicce alla Marilyn. L'AIDS non esisteva ancora e i ballerini facevano volteggiare sotto cieli di stelle i loro cappelli, in un'atmosfera di irresistibile euforia che preannunciava già la fine di questa "dolce vita in salsa africana".

Via | lexpress.fr


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