Festa della Donna 2015: allo Spazio Alda Merini di Milano la mostra "Privata"

"Privata" è una mostra collettiva itinerante contro la violenza di genere e il femminicidio

In occasione della Festa della Donna arriva alla Casa delle Arti – Spazio Alda Merini (Via Magolfa 32, Milano) la mostra itinerante collettiva "Privata", contro contro la violenza di genere e il femminicidio.

Le parole, gli oggetti e i ricordi forti e taglienti di Alda Merini ospiteranno le opere di questa nuova tappa di questa esposizione d'arte contemporanea: nata l'8 marzo scorso alla Mole Vanvitelliana di Ancona, "Privata" è migrata in diverse regioni in Italia, giocando sui molteplici significati delle parole, sui paradossi e sulle tante sfaccettature che assume il fenomeno nella società.

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione - Alda Merini

Una donna che subisce violenza è privata di dignità e libertà, così come una donna che è uccisa viene privata della sua vita: le mura domestiche soffocano il problema e non bastano le manifestazioni di piazza per sottolineare il concetto che la violenza sulle donne non è una questione privata e non appartiene soltanto alla sfera individuale, intima e personale di chi la subisce, ma riguarda tutta la società civile.

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Il senso del progetto della mostra è trattare l'argomento con diverse prospettive ribaltandone l'approccio originario: interrogandosi sulla violenza di genere e il femminicidio "Privata" pone il pubblico di fronte ad installazioni, video e fotografie create espressamente per questa mostra.

"Privata" sarà visitabile dall'8 al 22 marzo 2015, dal giovedì al lunedì dalle 18.00 alle 22.30, con ingresso libero. In questa nuova tappa saranno sette le donne protagoniste: Federica Amichetti, Attinia, Alessandra Baldoni, Ilaria Margutti, Rita Soccio, le giornaliste Nikla Cingolani e Tamara Ferrari. Accanto a loro, la visione e la testimonianza del fotoreporter Marco Garofolo con "Superladies", il suo reportage dall'Uganda dove si racconta come uno sport maschile come il wrestling abbia invece restituito un motivo per vivere e reinserirsi nella società a diverse ex-prostitute, ragazze madri e donne che hanno subito violenza.

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