FIAC en plein air al Jardin des Plantes

Fia 2011_Jardin des Plantes

Dopo aver "invaso" i Jardin des Tuileries a Fiac approda anche al Jardin des Plantes e al Musée National d'Histoire Naturelle di Parigi, nei quali resterà ben oltre la chiusura dell'esposizione cardine al Grand Palais, prevista per il 23 ottobre. Con la sua immensa e preziosissima collezione di piante e fiori divisi in undici diversi giardini e i circa sei milioni di visitatori in media ogni anno, nessun luogo della capitale francese avrebbe probabilmente potuto ospitare meglio, le opere che ruotano intorno a quei temi di scottante attualità che coinvolgono la biodiversità e l'ambiente, elementi che evocano immediatamente scenari di specie e ecosistemi minacciati, ma soprattutto l'annosa questione dell'incidenza dell'intervento umano nell'equilibrio del pianeta terra e dell'inquinamento che ne deriva.

L'ingresso da Rue Cuvier permette di arrivare faccia a faccia con Le théorème des dictateurs di Vincent Mauger, una grande sfera dalle estremità appuntite che assomiglia ad un riccio di mare, e oppone alla pienezza rassicurante della forma che suggerisce, la minaccia degli aculei in legno dei quali è costituita, in una specie di rievocazione della terribile forza insita nella natura. Una sensazione di inquietudine potenziata da Mutant, l'allarmante testa destrutturata di pupazzo di neve di Olav Westphalen, che non può non richiamare la problematica del riscaldamento globale iscritta nel suo drammatico fondersi come anche nell'apparenza carbonizzata dei residui di tronchi, i Lava Tree di Olivier Millagou. L'angoscia per la sparizione delle api si riflette netta nei Colmenas (in spagnolo, ruches in francese) gli alveari in ceramica di José Maria Sicilia, bellissimi e freddi emblemi della progressiva estinzione alla quale stiamo assistendo e che porta dritti a Fieldwork 4 di Mark Dion, uno strano ibrido tra un orso, la pianta che gli spunta stranamente sul dorso e la cassa di trasporto sul quale poggia le zampe, che troneggia all'ingresso della Gran Serra Tropicale .

Lo scheletro in tubi di legno che costituisce Klein bottle for a blowgun di Bettina Samson, richiama il concetto matematico della "bottiglia di Klein", una superficie nella quale non c'è distinzione fra "interno" ed "esterno", già utilizzato dall'antropologo Claude Lévi-Strauss per descrivere la struttura dei miti delle popolazioni amerindiane, mentre è verso il destino incerto di un'umanità divisa tra individualismo e desiderio di condivisione che si indirizza Strange Fruit, l'albero delle scarpe di Malachi Farrell. Va verso il campo dell'immaginario invece Average Satisfaction/Full Satisfaction di Werner Reiterer, un indicatore inserito in un bacino di culture acquatiche che marca il livello di talento umano e la conseguente soddisfazione (coincidente ovviamente con il picco dell'inondazione).

Peccato per Moon 2, l'opera di Not Vital che sembra misteriosamente scomparsa dalla sua sede senza lasciare traccia. Al posto della sfera in foglia d'acciaio inox martellato e riflettente, nella tarda mattinata di oggi c'era solo della terra smossa e il cartello di spiegazione leggermente spostato. Che fine ha fatto la scultura destinata a rappresentare il ruolo chiave del satellite terrestre, fondamentale perno dell'equilibrio del nostro ecosistema e insostituibile catalizzatore di creatività?

Via | fiac.com

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