FIAC en plein air al Jardin des Tuileries

Fiac 2011_Jardin des Tuileries

Nei Jardin des Tuileries soffia un'aria strana, fredda e nuova allo stesso tempo. Anche quest'anno la Fiac è qui, tra la grandezza monumentale del Louvre e la brezza glaciale del verde ben scolpito. A due passi dal lungosenna e dal traffico di Rue de Rivoli, poter passeggiare al tramonto tra le opere d'arte, significa sottrarre al caos della metropoli un tempo rinnovato.

Significa incantarsi dinanzi a La somme des hypothèses di Vincent Mauger, una specie di esplosione di scaglie di legno ben ancorate al suo nucleo. Quando anche le panchine si sono rifatte a nuovo per l'occasione come dimostrano le Benches for the Tuileries Gerden di Mathieu Mercier, e i motivi di sorpresa come Le cri, l'écrit di Fabrice Hyber, non mancano davvero. Per non parlare dei pezzi sparsi di Statua della Libertà che costituiscono We The People di Danh Vo, o dell'insieme di cubi colorati e sovrapposti, costruiti con profili in alluminio di verande provenienti da Faute-sur-Mer, villaggio francese devastato dalla tempesta Xynthia nel 2010, che formano Reconstruction of a Monument II di Wilfrid Almendra.

Fiac 2011_Jardin des Tuileries
Fiac 2011_Jardin des Tuileries
Fiac 2011_Jardin des Tuileries
Fiac 2011_Jardin des Tuileries
Fiac 2011_Jardin des Tuileries
Fiac 2011_Jardin des Tuileries
Fiac 2011_Jardin des Tuileries
Fiac 2011_Jardin des Tuileries
Fiac 2011_Jardin des Tuileries

E ci si riscopre a camminare tra scorci poetici offerti da La touche du peintre del collettivo We Are The Painters e a sognare di riposare cullati dal vento "nell'amaca gigante" El Agua de Niebla di Melik Ohanian, mentre l'occhio che si posa estasiato sulle Rivières di Vincent Ganivet, non può dimenticarne le prodezze durante la notte bianca di inizio mese. Mano a mano che si procede in direzione Place de la Concorde, e già se ne scorge l'obelisco, si moltiplicano gli incontri vis-à-vis con misteriose forme in bilico tra il mondo minerale e quello vegetale con Clay di Urs Fisher, la sfera galleggiante dal nome esotico, Una misterosa bola di Antoine Dorotte, per ricadere su quello pseudo-modulo spaziale dai colori psicadelici che ricorda Body di Jean-Luc Moulène. Peccato per la scarsa luce invernale che impedisce di approfittare appieno di tutte le installazioni, ma il grigiore parigino in fondo ha un suo particolarissimo charme.

E' il sesto anno consecutivo che la Fiac "prolunga" le sue installazioni in questi giardini grazie alla solida collaborazione con il Museo del Louvre e con l'école du Louvre . Una felice unione che si fonda sulla bellezza del sito, sulla preponderanza dell'elemento vegetale (sottoposto ad una cura maniacale) e sull'ampio spazio a disposizione, caratteristiche che accrescono il valore delle installazioni contemporanee che vi vengono poste, creando un contrasto tra tradizione e innovazione, che porta dritti alla riflessione.

Via | fiac.com

Fiac 2011_Jardin des Tuileries
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