Piccolo bilancio della Fiac 2011

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L'edizione 2011 conferma che la Fiac non conosce la crisi! Uno degli eventi chiave della scena artistica europea, nato nel lontano 1974, e guidato a partire dal 2003 della direzione artistica di Jennifer Flay, conferma il suo stato di ottima salute. Si è chiusa domenica la trentottesima fiera parigina dedicata all'arte contemporanea, ed è già tempo di bilanci. Dopo aver bighellonato, da ottimi flâneur, tra gli stand del Grand Palais assistendo ad un vernissage che racchiudeva la crème de la crème dell'arte contemporanea, un mélange (a volte un po' bizzarro) di artisti, galleristi, collezionisti, investitori vari, giornalisti, critici ed esperti, e una grande massa di appassionati, che ha colorato la capitale francese in questo bel week-end di fine ottobre, ci siamo concessi una passeggiata al crepuscolo nelle istallazioni del Jardin des Tuileries per poi completare con un giro approfondito nel magnifico Jardin des Plantes.

Abbiamo atteso di conoscere chi (tra i quattro finalisti Damien Cabanes, Mircea Cantor, Guillaume Leblon e Samuel Rousseau) si sia aggiudicato il Prix Marcel Duchamp, riconoscimento assegnato ad artisti francesi o residenti in Francia che si siano distinti nel campo dell'arte visuale, a partire dal 2000, dall'Adiaf (Associazione per la diffusione Internazionale dell'Arte francese) in partnership con il Centre Pompidou, il Museo Nazionale di Arte Moderna e la Fiac e tradizionalmente assegnato proprio in occasione della prestigiosa fiera, per scoprire infine che l'onore è spettato al trentatreenne rumeno Mircea Cantor, "un artista diverso - secondo Le Figaro - che, per con l'incredibile gentilezza delle sue opere fa riflettere persino gli spiriti più induriti".

Abbiamo ammirato al piano terra dedicato agli artisti già celebri, foto vintage di Diane Arbus, grandi classici del calibro di Fontana e Boetti, Soto da tavola e incommensurabili icone del movimento cinetico. Tra le chicche che non ci siamo fatti scappare le italiane A Arte Studio Invernizzi, Raffaella Cortese, Massimo De Carlo, Kaufmann Repetto e Francesca Minini di Milano, Franco Noero di Torino (con una monumentale di Pablo Bronstein), Massimo Minini di Brescia (con opere di Dan Graham), Artiaco di Napoli, White Cube e Magazzino di Roma, e l'immancabile «multinazionale» Tornabuoni. Siamo infine stati sedotti dalle bellissime muse di Frédéric Léglise, un pittore francese appassionato di soggetti femminili asiatici.

Se, com'era prevedibile, i lavori degli artisti hanno quotazioni che sorpassano persino l'immaginabile (850 000 sterline per una scultura d'alabastro di Anish Kapoor, che ha "letteralmente invaso" l'edizione 2011 della Monumenta con il suo Leviatano, 500.000 dollari per un tavolo della giapponese Yayoi Kusama, attualmente al centro Pompidou con un'importante retrospettiva, 1.750.000 sterline per l'acquario murale dell'enfant terrible della scena artistica britannica Damien Hirst, fino ai diversi milioni di euro necessari per aggiudicarsi uno dei lavori del maestro del espressionismo tedesco Kirchner ), qualche cenno ai prezzi poco abbordabili degli ingressi, è doveroso, 32 Euro per l'entrata al Grand Palais sono davvero troppi, per non parlare delle grandi opere (come Platée de Alan Sechas) inserite all'interno delle parti a pagamento del Jardin des Plantes. Un'ulteriore spesa si rende necessaria per poterle osservare ed è proprio il caso di dirlo, non si tratta di un'arte a buon mercato!

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