Nello spazio di qualche ora, quando l'arte è una protesta effimera!

L'ipocrisia condivisa del mondo!

Camminavo a passo veloce nei pressi del Centre Pompidou ieri sera poco prima delle sette. Sotto una pioggerellina autunnale Parigi dava il meglio dei suoi colori e una specie di bruma rosacea avvolgeva delicatamente le persone. Camminavo a passo leggero e mi sono arrestata di botto: un disegno enorme stava per essere profanato dai miei piedi. Ci ho messo un po' a distinguere cosa rappresentasse, le dimensioni ampie impedivano una vista completa e soprattutto la folla che si accalcava non lasciava spazio ad uno sguardo d'insieme.

Avrei potuto proseguire, girare le spalle a quello strano tratto sul selciato e ritornare alle mie occupazioni di un sabato sera qualunque. La sola parte che riuscivo a scorgere bene (una specie di insieme di radici) mi inquietava. In fondo, non avevo nessun posto da raggiungere con urgenza, e per di più mi accattivava l'idea di osservare un elemento dalla vita così breve. Ho atteso per lunghi minuti, ma niente arrestava la curiosità dei passanti e l'immagine non solo stentava a completarsi, ma cominciava lentamente a confondersi nella pioggia caduta. Mi sono abbassata e ho scoperto che la polvere scura era caffè macinato, l'immagine lo conferma e le parole scritte in corsivo aprivano molteplici universi di senso:

L'ipocrisia condivisa del mondo!

Poco a poco sono comparsi alcuni dettagli, si delineava una specie di pianeta tondeggiante con degli alberi, degli esseri armati e degli animali minacciati. Una rappresentazione tutt'altro che paradossale di un luogo che conosciamo bene!

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