Nino Longobardi al Largo Baracche di Napoli

Nino Longobardi

A fine settembre era stato il Malecon di Nicolas Pascarel, due mesi dopo ritorna l'esposizione dedicata ad una sola opera della mini-galleria napoletana di Via Bellini Largo Baracche. Un solo lavoro dalla grande potenza simbolica che si lega intimamente al carattere della città ospitante. Si tratta stavolta di un dialogo aperto da Nino Longobardi tra due teschi mitici, rappresentazioni di quel Dante e Virgilio che furono uniti in gran parte del viaggio ultraterreno immaginato dal "Sommo Poeta". Un incontro nel centro antico di Napoli a cura di Mariano Ipri, Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore.

Due teste colte nella loro essenza, ben oltre la morte, due volti legati che non si guardano negli occhi (che non hanno più), ma si interrogano attraverso quel filo che li attacca necessariamente, stagliandosi su un fondo bianco e neutro. Si tratta di un nucleo, un départ insomma, che proseguirà in una serie di circa 120 multipli, la ricerca dell'artista napoletano "maturato artisticamente" grazie al prezioso sostegno del gallerista Lucio Amelio.

Ancora un ritorno approfondito sulla figura umana per Longobardi, tenacemente attaccato ai destini della sua Napoli tanto da essere stato spinto ad una fase ulteriore della sua arte, proprio dal tragico evento che coinvolse tutta la regione il 23 novembre del 1980. Allora la molla fu la distruzione del terremoto, rinnovata continuamente dalla coscienza tutta napoletana, di vivere su un territorio intriso di vita e di morte, oggi è un ritorno all'eterno interrogarsi sul senso stesso di un'esistenza inevitabilmente votata al suo termine. Ma il suo non sembra un "essere-per-la-morte" alla maniera heideggeriana, quanto piuttosto una necessità di affermazione positivista. Un'opposizione che grida in un silenzio lungi dall'essere vuoto!

Via | undo.net

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