Il Nuovo Volto del Museo d'Orsay

Il Nuovo Volto del Museo d\'Orsay

Ne avevamo parlato solo qualche settimana fa a causa dello sciopero che minacciava la regolarità delle attività, lo ritroviamo oggi nel pieno del suo splendore. Il celebre Museo d'Orsay compie venticinque anni, e per il suo quarto di secolo ha deciso di rifarsi il look. Un "genetliaco monumentale" segna l'importanza della ricorrenza con un rinnovamento durato due anni e costato la bellezza di venti milioni di euro (provenienti per due terzi da risorse interne, come tengono a precisare dalla direzione della prestigiosa istituzione). Nonostante il periodo intercorso "dall'iniziazione artistica" di quella che era stata in principio la stazione d'Orsay, una delle glorie parigine dell'esposizione universale del 1900, sia "relativamente breve", l'esigenza di un rinnovamento era percepita come necessaria dagli addetti ai lavori.

C'era bisogno insomma di una "messa in valore" che ridonasse all'immane patrimonio di opere in esso contenute, la giusta dimensione, senza però offuscare la bellezza architettonica della struttura, un "edificio grandioso" già di per sé. Ed è quello che è avvenuto. La metamorfosi di uno dei più importanti musei d'arte moderna al mondo si è compiuta ed ecco nascere il Nuovo Orsay, uno spazio rivisto nel segno di tre elementi chiave:


  • la luce che è stata completamente ripensata per permettere di cogliere appieno tutti i particolari dei lavori, come è avvenuto per la scultura L'Age mûr di Camille Claudel che rappresenta il momento tragico nel quale lo scultore Rodin, consigliato dalla moglie, abbandona la sua storica amante. Il gruppo scultoreo, posizionato precedentemente in un angolo poco illuminato, non permetteva di apprezzare appieno l'intensità dei volti, che ritrovano oggi lo splendore originario.

  • il colore che diventa protagonista acceso di sfondi dal carattere deciso che si sposano perfettamente con la forza delle tele che ospitano. In quest'ottica la sala dedicata a Van Gogh si veste di blu, come uno scrigno di velluto per le ventiquattro opere dell'artista olandese, tra le quali il celebre autoritratto dallo sfondo azzurro del 1989, considerato un po' come "la Gioconda del Museo d'Orsay", oppure il viola della sala interamente votata a Courbet che ospita il monumentale Atelier du peintre (fatto scivolare comodamente su cinque cuscini dalla sua precedente sede).

  • gli arredi che ritornano al centro, grazie alla risistemazione del Padiglione Amont, l'antica sala macchine della stazione d'Orsay, 20.000 mq dedicati all'architettura e incentrati soprattutto sui capolavori degli ebanisti dell'Art Nouveau.

Ma ci sono novità che non riguardano direttamente "la ricchezza assodata", proponendosi piuttosto come "piacevoli accessori alla fruizione". Si tratta per esempio delle dieci panchine in vetro ottico del designer giapponese Tokujin Yoshioka (dal modico valore di 200.000 euro l'unità) "prese in prestito" per cinque anni, che, in punti strategici del Museo si situano in perfetta continuità con le opere, come nel caso del più che noto Déjuner sur l'herbe di Manet, dove il vetro sembra evocare un ruscello permettendo al quadro di esprimersi ben oltre i confini della tela. Va proprio in questa prospettiva il café de l'Horloge, un bistrot collocato direttamente sotto uno dei grandi orologi del museo e arredato dai fratelli Campana, designer brasiliani di fama internazionale che hanno immaginato e riprodotto un'atmosfera onirico-acquatica che ricorda il romanzo Ventimila Leghe sotto i mari di Jules Verne.

Via | musee-orsay.fr

Il Nuovo Volto del Museo d\'Orsay
Il Nuovo Volto del Museo d\'Orsay
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