Ritratto d'artista - Ditemi tutto ma non "pittore di storia"

Edouard Manet - L'esecuzione dell'imperatore Massimiliano - 1867

Manet è uno di quei titani in bilico tra due generazioni.
Se da una parte mostrava una certa diffidenza nei confronti dei giovani impressionisti, dall’altra ci teneva a prendere le distanze dai cliché della pittura d’accademia. Antonin Proust giornalista e politico a lui contemporaneo, testimonia ad esempio quanto Manet considerasse infamante la qualifica di “pittore di storia”:

"In Manet l’occhio svolgeva un ruolo tanto grande, che Parigi non ha mai conosciuto qualcuno che andasse a zonzo come lui.
Quando arrivavano le giornate d’inverno, in cui la nebbia ovatta la luce fin dal mattino, al punto che ogni attività pittorica nello studio diventa impossibile, toglievano le tende correndo verso i viali esterni. Là, egli disegnava sul suo taccuino una cosa da niente, un profilo, un cappello; insomma, un’impressione fuggevole. E quando, il giorno dopo, un compagno gli diceva, sfogliando il taccuino: “Questo dovresti finirlo”, si torceva dal ridere. “Mi prendi per un pittore di storia”, diceva. “Pittore di storia” era, nella sua bocca, l’ingiuria più sanguinosa che si potesse fare a un artista."

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