Gli abiti-scultura di Susan Stockwell, fra mapping, ecologia e storia coloniale


La avevamo appena incontrata con il suo ultimo lavoro, una mappa del mondo formato oversize realizzata con pc riciclati, ed eccoci di nuovo a Parlare di Susan Stockwell.

Incentrata sui temi dell'ecologia, della geo-politica, del mercato globale e del mapping, la sua prduzione si concretizza in istallazioni di ampia scala, sculture, collage che usano spessissimo i "rifiuti" della sociatà occidentale. Il tutto prende vita grazie alla sapienza dell'artigiano, con l gusto e la bellezza particolari e unici dell'oggetto fatto a mano. È infatti della sua serie di abiti di carta che vi parlo oggi. Sarebbe facile soffermarsi sulla superficie di queste creazioni, che nulla hanno da invidiare all'abito di fattura sartoriale, tanto sono curate nei dettagli. Ma siamo di fronte ad un'opera d'arte e ad una ricerca profonda e interessante. "Colonial Dress" (foto i alto) rende "indossabile" la storia del colonialismo inglese: una serie di mappe delle colonie britanniche provenienti da epoche diverse si trasformano nella materia prima per abiti in stile vittoriano databili intorno al 1880. Le mappe, con sfumature leggermente diverse, tornano nelle altre creazioni, come la serie "Imperial Quilt" e "Highland Dress" e nei vestiti di carta di riso realizzati in "Paper Tiger", che potete vedere nella gallery.

Per chi fosse interessato a conoscer meglio l'artista, oltre al sito consiglio di dare un occhio a questa intervista realizzata nel suo studio di Londra. Intanto a Susan tutti i nostri complimenti.

Gli abiti-scultura di Susan Stockwell



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