"L'Oeil moderne" di Munch al Centre Pompidou di Parigi

L'Oeil moderne di Munch

Munch: artista pienamente moderno, è il tema dell'esposizione ospitata fino al 23 gennaio 2012 presso il Centre Pompidou di Parigi. Un genio e un uomo che si evince attraverso le centoquaranta opere (di cui sessanta quadri, cinquanta fotografie d'epoca, numerosi lavori su carta, pellicole e alcune rare sculture) raccolte e distribuite dai curatori del Museo Nazionale d'Arte Moderna Angela Lampe e Clément Chéroux, in un percorso di scoperta che affronta ben nove punti diversi dell'esperienza del famosissimo simbolista norvegese:


  • riprese. Il motivo della ripetizione decontestualizzata di un segno che "rivendica la sua autonomia", come nelle sette versioni dell'opera "Ragazze sul ponte".

  • fotografie. Le esperienze di un "amatore amante dell'apparecchio" che se ne serve "sfidare se stesso" in una lunga serie di autoriproduzioni.

  • spazio ottico. Una riflessione sulla sua "maniera singolare" di trattare lo spazio della tela come se fosse un set, con primi piani centrali e linee diagonali pronunciate, che illudono lo spettatore sorpassando il limite del quadro.

  • in scena. Spaccato sulla frontalità, alla ricerca delle radici di quell'atteggiamento non semplicemente statuario ispirato dal regista teatrale Max Reinhardt e riprodotto nella serie "la camera verde", un luogo aperto da un lato, quello attraverso il quale lo spettatore può decidere di entrare e diventare a sua volta protagonista.

  • ricordo. Il desiderio assurdo di catturare l'istante, che agisce in stretto legame con il meccanismo della ripresa di certi motivi chiave, che finiranno per diventare vere e proprie ossessioni. Come la prima sensazione che imprime sula retina un'immagine indelebile, riferita all'incontro nel 1907 con Rosa Meissner, la sua modella per eccellenza, colei che riprodusse incessantemente come "Donna in lacrime" su disegni, fotografie, pitture, litografie e persino in una delle rarissime sculture in bronzo.

  • smaterializzazione. L'oscillazione tra presenza e alone che gioca sui fenomeni della trasparenza come nel quadri "Il sole" e "La notte stellata", dove la materia acquista una connotazione di presenza fantomatica ed effimera, e vira verso la sovraimpressione dall'effetto mosso nelle fotografie, per anticipare la dissoluzione delle forme che avrà luogo nel dopoguerra.

  • film. Dresda, Oslo e Aker sono gli scenari delle riprese di Munch. Quattro sequenze brevi di città catturate con una telecamera amatoriale acquistata a Parigi nel 1927, nelle quali si ritrova tutto il suo interesse per il movimento della circolazione e della vita, ma anche la fascinazione per i volti di coloro che quell'esistenza frenetica la sperimentavano quotidianamente.

  • mondo reale. I contatti e le fonti di ispirazione di un gran lettore appassionato di stampa nazionale e internazionale, calato indistintamente nella realtà bouleversant che lo avvolge e attento alle suggestioni che arrivano da paesi lontani. Non a caso molte delle sue opere sono ispirate a scene di strada e a fatti di cronaca dal gran eco mediatico, che riporta con una descrizione in sequenze estremamente moderna che ricorda i moderni telegiornali.

  • sguardo girato. L'attenzione sul proprio volto è una costante dell'intera esistenza di Munch, che traccerà con precisione l'evoluzione del tempo sui suoi stessi tratti, catturando rughe e consegnandoci il "racconto per immagini" degli effetti degenerativi della malattia che ridusse gravemente la visione dell'occhio destro, quello stesso occhio, forse, al quale fa riferimento il titolo della mostra.

L'Oeil moderne di Munch
L'Oeil moderne di Munch
L'Oeil moderne di Munch
L'Oeil moderne di Munch

Una "figura tridimensionale" che esce dai soliti schematismi e dai pregiudizi leggendari, che troppo spesso fanno coincidere la sua tela più celebre con quell'immagine angosciata e malinconica di "anima tormentata", che accompagna come un'etichetta difficile da rimuovere, una lunga serie di artisti (soprattutto dal romanticismo in poi). Perché Edvard Munch era ben presente nel suo tempo, nel quale alimentava i dibattiti estetici e i dialoghi intensi e costanti con le nuove tecnologie emergenti come la fotografia in particolare, verso la quale dimostrerà un incredibile entusiasmo arrivando a diventare soggetto in prima persona:


Ho imparato molto dalla fotografia. Ho una "vecchia scatola" con la quale ho scattato innumerevoli foto di me stesso ottenendo, spesso, dei risultati stupefacenti. Quando sarò vecchio e non mi resterà niente di meglio da fare che scrivere la mia autobiografia, sarà quello il grande giorno in cui tirerò fuori tutti i miei autoritratti. (Edvard Munch, intervistato da Hans Tørsleff, 1930)

Via | centrepompidou.fr

L'Oeil moderne di Munch

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