MELTINGPOT. Tra formazione, produzione e mostre, il Cantiere Creativo della Fondzione D'Ars


Si è recentemente conclusa la prima edizione di un progetto emozionante che ha visto protagnisti cinque gruppi di giovani talenti delle new media art, in un percorso a cavallo fra formazione, produzione ed esposizioni.

Si tratta di MELTINGPOT, il Cantiere Creativo della Fondazione D'Ars. A raccontarcelo in questa bellissima intervista sono due delle quattro curatrici del procetto: Cristina Trivellin e Martina Coletti. Le abbiamo conosciute qualche anno impegnate nell'avventura di Milano in Digitale, esperienza unica nel suo genere in Italia quale festival di arte digitale interamente dedicato ai giovani sotto i 35 anni. Cristina e Martina hanno trasformato la conclusione di quel percorso in un'opportunità per inventare un nuovo format: nasce così un progetto che dall'idea di festival sposta il suo asse sulla formazione, un Cantiere Creativo in cui i giovani artisti selezionati possono realizzare la propria opera con il supporto di esperti, teorici e tecnici. Le opere vengono non solo prodotte, ma anche esposte e comunicate: la FOndazione D'Ars offre i suoi spazi sia come "studio temporaneo" sia per l'evento conclusivo del progetto: per tutto il Cantiere il sito ufficiale dell'iniziativa offre inoltre uno spazio di pubblicazione dove un "diario personale" racconta e documenta l'evoluzione dell'opera.

Prima di lasciarvi alla lettura dell'intervista, voglio sottolineare come il format di MELTINGPOT coglie almeno due aspetti fondamentali: da un lato un buco formativo nel settore dei nuovi media (vi rimando per questo al ciclo "Interviewing New Media Art Didactics" che abbiamo ospitato alcuni mesi fa); dall'altro una tendenza profondamente contemporanea dell'arte dove il processo di creazione è il nucleo proncipale dell'opera rispetto al prodotto. O meglio il processo "è" il prodotto.

Concludo con i miei migliori auguri a questo progetto e incrocio le dita insieme a Cristina e Martina sperando di scrivere presto un articolo sulla seconda MELTINGPOT - Edizione 2012.

- Da Milano in Digitale a MELTINGPOT cantiere creativo per la new media art: come e quando nasce il progetto?

L’idea di MIELTINGPOT (1) nasce come naturale sviluppo di un percorso che la Fondazione D’Ars Oscar Signorini onlus ha intrapreso nel 2006, quando è iniziata l’avventura di Milano in digitale. Questo, nato come concorso per artisti under 35 che lavorano con le nuove tecnologie, negli anni è divenuto una vera e propria piattaforma di eventi dedicati a queste forme d’arte: mostre, seminari, workshop… Dopo qualche anno, il network e il pubblico cresciuti intorno all’iniziativa ci hanno fatto capire quanto fosse alto anche nel nostro paese l’interesse per questo tipo di discipline artistiche sperimentali, come dire, non stavamo seguendo solo delle chimere! Tuttavia, di contro al consenso riscontrato soprattutto tra gli artisti e i docenti delle accademie, le istituzioni, come il Comune di Milano, tra i principali sostenitori di un’iniziativa totalmente gratuita per il suo pubblico, hanno pian piano chiuso i rubinetti. Abbiamo deciso di fare di necessità virtù: trovare un nuovo bando con cui sostenere l’iniziativa, anzi, una nuova iniziativa, qualcosa che potesse rinnovare le forme del concorso innestandosi nella piattaforma di Milano in digitale, sviluppandone la mission e condividendone il senso: promozione dei giovani artisti e delle forme d’arte legate alle nuove tecnologie, riassumendo con una parolaccia, la new media art.
Non a caso nell’ultimo dei cinque cantieri previsti da MP è stato ospitato il vincitore dell’edizione 2011 del concorso Milano in digitale: un modo per sottolineare il filo che unisce le due iniziative che prendono linfa l’una dall’altra e alle quali lavora praticamente quasi lo stesso entusiasta team, composto principalmente da Viola Lilith Russi, Valentina Tovaglia e le sottoscritte Martina Coletti e Cristina Trivellin.

- Perché "MELTINGPOT"? A cosa vi siete ispirate?

Alla base di questo titolo c’è l’idea, non dichiarata ma che ha ispirato tutto il progetto, del crogiolo alchemico (pot) in cui dalla mescolanza e fusione di tutti gli ingredienti (melting) si ha alla fine un nuovo preziosissimo risultato. Un nuovo “oggetto” che solo alla fine del lavoro in cantiere inizia a vivere nel mondo inaugurando un proprio percorso…

- Ci spiegate bene come funziona il Cantiere?

L’intero progetto è articolato in cinque cantieri della durata di un mese e mezzo l’uno, ciascuno dei quali vede protagonista uno o un gruppo di artisti ai quali viene messo a disposizione un budget, un luogo fisico in cui lavorare (lo Studio D’Ars di via Sant’Agnese a Milano), degli esperti, teorici e tecnici per realizzare l’opera e la nostra esperienza negli aspetti di curatela e comunicazione per la mostra finale di ogni cantiere. La selezione degli artisti partecipanti si basa sulla valutazione dei progetti da loro proposti, considerando quali fattori determinanti la fattibilità (ovvero se un progetto è realizzabile nei tempi e con i mezzi messi a disposizione dal cantiere), la poetica e l’originalità nell’uso degli strumenti tecnologici. A decidere è il comitato scientifico del progetto che valuta una serie di proposte raccolte in collaborazione con alcuni docenti delle Accademie di Belle Arti del territorio regionale, ai quali viene chiesto di segnalare progetti e artisti. Docenti invitati per questa prima edizione di MP sono: Davide Anni, Pier Luigi Capucci, Francesco Monico, Domenico Quaranta.
MP prosegue inoltre in un percorso di promozione delle contaminazioni tra arte, scienze e nuove tecnologie, tramite appuntamenti divulgativi trasversali aperti al pubblico quali workshop e conferenze e incontri pensati in relazione a quanto avviene all’interno dei cantieri.

- Puntare sulla formazione: una scelta intelligente e contemporanea. Come hanno reagito i giovani artisti?

In effetti passare dalla formula del concorso quale momento di osservazione su quanto in atto nel mondo dell’arte legata ai nuovi media alla formula dei cantieri creativi, ha riscontrato un notevole successo sia tra i giovani artisti coinvolti che tra gli esperti del settore come docenti e curatori che seguono da tempo le nostre proposte: se da una parte si perde l’aspetto quantitativo dei protagonisti coinvolti, dall’altra si guadagna la possibilità di andare a fondo nell’essenza di ogni opera realizzata, si entra davvero nel processo che svela tutte le fasi e gli aspetti di questo modo collaborativo di fare. Gli artisti sono subito entusiasti degli ingredienti messi in campo per garantire loro un sostegno non solo materiale, ma anche umano e professionale. Quanto spieghiamo sempre loro è che il cantiere rappresenta un luogo di incubazione dove ogni azione è finalizzata alla realizzazione di un’esperienza formativa, prima che alla creazione materiale di un’opera.

- Esiste secondo voi realmente un'esigenza, un bisogno non soddisfatto nel settore della New Media art che le istituzioni non sono in grado di coprire?

Questo è un problema ormai molto evidente: la sperimentazione artistica legata alle nuove tecnologie è in forte crescita e non è un fenomeno recente anche nel nostro paese. Molti artisti italiani raccolgono riconoscimenti nei festival, nei contesti istituzionali museali o accademici, nelle gallerie più importanti nel resto d’Europa, basti pensare a Berlino, Londra, Madrid e Barcellona, ma anche a paesi dell’est europeo, già da anni interessati a queste forme di avanguardia artistica. Poi ci sono le accademie di belle arti che quando riescono ad attivare indirizzi dedicati ad arte e nuovi media, registrano un grandissimo numero di iscritti che a volte, come nel caso dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, supera di molto quello degli iscritti ai corsi classici o lo supererebbero se non dovessero imporre il numero chiuso.
Nonostante questo, i circuiti istituzionali dell’arte contemporanea, i curatori più in voga e a volte le direzioni stesse delle accademie, legate per lo più ai corsi classici, sono restii a considerare la cosiddetta new media art nei loro programmi culturali. Questo porta a una strozzatura delle possibilità espressive che se da una parte stimola a trovare sempre nuove vie nelle difficoltà, dall’altra rischia di mutilare gli artisti nella possibilità di completare un percorso e di portarli a dirigere le loro conoscenze in ambiti lavorativi lontani dall’arte o per lo meno da questo tipo di arte. Stessa cosa rischiano le piccole istituzioni o associazioni come la nostra che si impegnano nella loro promozione. Si stronca insomma ad una forma d’arte la possibilità di esserci.

- Ci raccontate i protagonisti dei Cantieri Creativi che si sono susseguiti in questi mesi? A quando il prossimo?

Ecco i nomi degli artisti coinvolti: Matilde De Feo con Tommaso Megale nel primo cantiere; il collettivo di Brescia R.A.M. composto da Francesco Fonassi, Michele Marelli, Daniel Pasotti, Giorgio Presti, Riccardo Rauseo e Corrado Saija, nel secondo cantiere; ospiti del terzo Alessandra Canale, Alexandre Cayuela Castilla, Elena Radice, Elisabetta Persano, Enrico Boccioletti, Giulia Palomba, Livia Mariani di Gruppo Asterisco; Virginia Carlocchia per il quarto cantiere e Cora Bellotto, Laura Malinverni nel quinto.
Raccontare in breve i loro progetti potrebbe essere riduttivo, forse sarebbe più utile segnalare il sito www.cantierecreativo.org: qui ogni “titolare di cantiere” ha tenuto il proprio blog, in cui sono documentati il progetto e le fasi di realizzazione. Siamo state orgogliosissime delle cinque opere prodotte, che non sono passate inosservate e probabilmente cammineranno sulle proprie gambe verso altre manifestazioni e festival. MELTINGPOT 2010-2011 si è appena concluso: ora siamo in attesa di risposte sui finanziamenti per l’edizione 2012 dove sono previsti workshop più approfonditi e nuove location. Incrociamo le dita!

-  Infine un'ultima domanda. Salta agli occhi un dettaglio leggendo la presentazione del progetto: un team di curatrici tutto al femminile. Generalmente si tende ad associare la tecnologia all'identità maschile: un banale pregiudizio o c'è un fondo di verità? Cosa ne pensate lavorando a stretto contatto con i giovani?

Certamente un banale pregiudizio! Non solo, ricordiamo che nel 2006 i primi tre classificati di Milano in digitale erano per due terzi al femminile. Anche i cantieri hanno avuto una casuale maggioranza di “quote rosa”. Ma al di là di questi dati, crediamo fermamente che le buone idee non abbiano un sesso ;-)

NOTE
(1) "MELTINGPOT – cantiere creativo per la new media art" è un progetto promosso da Fondazione D’Ars Oscar Signorini onlus, con il contributo di Fondazione Cariplo, la sponsorizzazione tecnologica di EPSON e il Patrocinio di Regione Lombardia, settore Cultura, e Comune di Milano, Assessorato alla Cultura e Assessorato allo Sport e Tempo Libero.

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