'Da una terra all'altra', vite parallele s'incrociano nella pittura di Giuseppe Biagi

Ho intravisto il percorso per immagini di Giuseppe Biagi molti anni addietro. L'ho sempre fatto con gli occhi di un semplice osservatore, con l'incompetenza dell'arte. L'ho fatto avendo avuto la fortuna di poter vedere da vicino i suoi lavori fin da piccolo. Adesso, ho il piacere di segnalare Da una terra all'altra, la sua personale in corso fino al 31 dicembre presso la Galleria Ceribelli di Bergamo. La mostra è l'ideale completamento dell'allestimento che Biagi ha realizzato per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011.

Una dimensione visiva in cui gesto, disegno e pittura si compenetrano, come racconta lo stesso Biagi nel catalogo introduttivo alla mostra, parlando degli acquarelli preliminari. “Per me sono stati una tappa necessaria per estrarre e restituire un sentimento, uno stato d'animo. E' come se nella fase preparatoria avessi bisogno di cogliere e approfondire gli aspetti psicologici dei miei soggetti. Dopo questo scavo posso buttare via l'appunto che mi è servito a farne risaltare la temperatura emotiva”.

Da una terra all'altra è il percorso di anonimi attraversamenti di mari, il viaggio di corpi pieni di sogni, solcati da emozioni che spesso non possono dirsi. Vite parallele s'incrociano evitandosi e percorrono uno spazio che parla di loro, che parla per loro. Lo sguardo del pittore si situa ad un livello umano, torna ad esprimere con il pennello anzitutto curiosità ed attenzione, in un discorso aperto, che travalica i confini dell'arte.

Giuseppe Biagi - Da una Terra all\'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)


Olio, acquarello o pastello, pur nella varietà cromatica della sua palette, Biagi non si lascia mai andare agli eccessi e preferisce piuttosto 'desaturare' delicatamente. Negli indefinibili contorni delle figure che l'artista sta portando alla luce, rimangono così impressi i segni di una conoscenza del prossimo che è sommaria, dinamica, iridescente. Per parlarne, mi piacerebbe farmi aiutare dai versi di una mia poesia. “Passante / Sono quello che hai incontrato per strada / che si scansava./ Quello che vedi / e quello a cui credi, / sia giusto / dare un'occhiata.”

A guardarle 'da lontano', le opere di Giuseppe Biagi diventano una specie di ricerca sulla presenza del corpo nello spazio, sulle traiettorie misteriose dell'indifferenza, dell'incomunicabilità. Così avviene che i quadri “corali”, pur rappresentando diversi soggetti, in realtà non siano realmente corali, perché ritraggono segmenti slegati, particelle minuscole afferenti all'universo della strada. Prive di un filo narrativo che le unisce, tra di loro resta il silenzio. Manca lo spazio fra queste persone, l'esistenza di una relazione prossemica che metta in qualche modo in connessione i loro corpi. Davanti a noi ci sono così 'singoli' esseri umani, non forse 'unici', ma scintille capaci di accendere, con le loro storie appena abbozzate su tela, una specie di sano sentimento di curiosità, qualcosa che rappresenta per loro una nuova relazione.

L'obbiettivo si allarga e si materializza al contempo la restituzione pittorica di un viaggio per strada. Il girovagare dei venditori ambulanti di borse, collane e vestiti, i passanti scrutati nel loro percorrere piazza Duomo a Milano e quelli che sostano di fronte alla vetrine delle passeggiate a mare di Viareggio. Nello spazio urbanizzato ogni individuo risponde ad uno scorrere sociale, finché sul mare, il mare d'inverno, si libera il corpo, e l'attesa smuove pensieri che possono procedere in qualsiasi direzione.

Ad un semplice 'risultato' il pittore sembra esserci arrivato. Quello di aver saputo smussare, almeno per qualche istante, la solitudine di tutte queste persone. Perché chi 'è guardato', non può fare a meno di voltarsi a rispondere, potendo finalmente dire ci sono anch'io.

Giuseppe Biagi - Da una Terra all\'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)

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