Cos'è un'opera d'arte?

E' una domanda eterna quella dà il titolo a questo saggio, raccolta di una serie di conferenze di Joseph Margolis sull'estetica: Ma allora, che cos’è un’opera d’arte? Lezioni di Filosofia dell’Arte (Mimesis edizioni, a cura di Andrea Baldini). Margolis punta a relativizzare l'arte e a riconoscervi una funzione essenzialmente culturale, fuori della quale l'opera d'arte cessa di essere tale. Essa, infatti, per il filosofo non può essere assimilata agli enti fisici, non possedendo una struttura predeterminata.

Le opere d'arte, insomma, sono oggetti il cui senso non può prescindere dall'uso che se ne fa, dall'esperienza del fruitore. Che, a seconda delle epoche storiche e dei contesti di riferimento, ne riformula di volta in volta l'aspetto e il significato. Né ha senso per Margolis distinguere tra un'interpretazione corretta, ad esempio di un testo, e una non valida, o tra modello e riproduzione, dal momento che ogni atto performativo non può prescindere dall'originale. Per descrivere tutto ciò lo studioso ricorre a una categoria chiave, quella che lui definisce "flusso", segno dello statuto ontologicamente aperto dell'opera d'arte, impossibile da fissare e definire una volta per tutte, ma soggetto a uno sviluppo diacronico.

Joseph Margolis è Laura H. Carnell Professor of Philosophy presso il dipartimento di Filosofia della Temple University di Filadelfia. Figura di spicco del pragmatismo americano, ha sviluppato un pensiero che – prendendo spunto da temi comuni
a pensatori come Wittgenstein, G.W.F. Hegel, C.S. Pierce e John Dewey – presenta caratteri del tutto peculiari, ponendosi come originale alternativa ai canonici sistemi filosofici contemporanei.

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