La Gnam nuova di zecca


Tempo di nuove aperture e riallestimenti nel mondo delle gallerie e dei musei. Dopo, il MAXXI, il Macro e gli Uffizi, anche la Galleria nazionale d'arte moderna di Roma si rifà l'immagine. Il progetto è stato realizzato soprattutto grazie alla grande determinazione, da tutti riconosciuta, del soprintendente della galleria Maria Vittoria Marini Clarelli. In tempo di crisi, con i soli 400mila euro concessi dal Ministero la Clarelli è riuscita comunque a portare a termine un'operazione valida e a suo modo sorprendente. Il progetto, nato anche per celebrare i cento anni del museo, è stato realizzato nel tempo record di appena due mesi, uno solo dei quali prevedeva la chiusura al pubblico, per inaugurare la galleria il 6 dicembre.

"Tra le novità più importanti - dice Clarelli - , due snodi del museo, i due saloni centrali, dove è previsto che il pubblico possa tornare più volte. Prima erano destinati a mostre temporanee, che ora invece saranno allestite in uno dei quattro grandi macro-settori in cui è suddiviso il museo. Gli altri tre sono dedicati alle collezioni permanenti. Chiameremo lo spazio [del salone centrale] "Scusi, ma è arte questa?", affrontando di petto il tema che ancora oggi caratterizza le reazioni di parte del pubblico. Insomma, il classico "Questo lo so fare anch' io". Si vedranno insieme opere di Burri, Fontana, Duchamp, Twombly, Manzoni (sue le celebri e dissacranti scatolette di «Merda d' artista» ndr ) e forse il Tubo di Mattiacci».

Per quanto riguarda le scelte sull'esposizione permanente il soprintendente ha deciso di restringere lo spazio dedicato all'Ottocento e accordarne di più al periodo 1968-anni Ottanta. In realtà l'Ottocento è compresso, ma con una sopresa: una sorta di backstage garantito dall'accessibilità alla sala deposito della pittura del XIX secolo. Un restyling di gran valore, insomma, messo a punto tra l'altro con l'ausilio di un'equipe d'eccezione, formata da psicologi, sociologi ed esperti di marketing.

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