A Tokyo, una retrospettiva sui "metabolisti" giapponesi


Fino al 15 gennaio il Mori Art Museum di Tokyo presenta al pubblico una grande esposizione sul movimento "metabolista", che ha segnato in profondità l'architettura giapponese del dopoguerra. “Più che un movimento culturale”, spiega uno dei curatori, Maeda Naotake, “si è trattato di un gruppo di architetti visionari, tra cui Kenzo Tange e Arata Isozaki, che hanno dato corpo a un’esigenza ambientale”. Dopo la seconda guerra mondiale e la tragedia dell'atomica, il movimento giapponese ha inteso di riconsiderare le funzioni architettoniche sulla base di una categoria inedita, quella appunto del metabolismo.

Il processo che trasforma le cellule in energia per la sopravvivenza e l'evoluzione dell’organismo, è in questo senso metafora di un pensiero del riuso, dell'adattamento e dell'elaborazione sistemica. Ultima e più importante voce del modernismo la corrente metabolista è stata nel corso degli anni ingiustamente trascurata se si considera la sua importanza e la sua influenza sulle generazioni future. Lo dimostra il caso emblematico delle Torri di Nakagin, uno straordinario complesso residenziale vittima dell’incuria e perfino del disprezzo dei cittadini, che nel 2007 votarono per la sua demolizione. Per fortuna, l’eventualità - considerata da Nicolai Ouroussoff, critico del New York Times - “non solo una tragedia per l’architettura, ma anche una grave perdita per la storia” è stata scampata, ma ancora adesso l'edificio soffre della mancanza di fondi destinati alla sua conservazione.

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