L'Apocalisse a Milano targata Tom Porta

L'Apocalisse a Milano targata Tom Porta

Recitava il capitolo 21 dell'Apocalisse di Giovanni:

Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c'era più. E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. [...]

Ma la città immortalata nelle "visioni devastatrici" del giovane artista Tom Porta non è Gerusalemme, ma Milano. I suoi peccati sicuramente di ordine morale, ma soprattutto rilevanti della hybris tecnica che ne ha devastato la natura originaria (anche se in fondo ben pochi se la possono ricordare). Insomma una problematica attualissima, messa in luce attraverso un riferimento solo apparentemente azzardato al celebre testo biblico. La metropoli è sconvolta in ogni angolo, e l'evento catastrofico che l'ha coinvolta ha lasciato tristi simboli a ricordo della sua "vita precedente":


  • la Torre Velasca non è più una visione rassicurante che permette di orientarsi in centro, poiché sembra essere restata in piedi per l'inquietante volere di una forza minacciosa

  • la Madonnina giace decapitata ergendosi, come il cadavere di un condannato, a monito di devastazione

  • la Stazione Centrale è una specie di vuoto reliquiario che non si consola nemmeno alla vista degli scheletri dei treni che vomitava a ritmo serrato

  • lo stadio San Siro non sembra riecheggiare i cori dei tifosi quanto piuttosto i lamenti dei feriti

  • i tram sono fermi alle fermate, come una sfida al buon senso e alla puntualità che sono un vanto per questo centro

Ma in fondo quel che inquieta di più è proprio l'assenza dell'umanità che in ogni momento stringe con sé le strade meneghine mentre, nei quadri di Porta, non sembra aver lasciato traccia alcuna.

Via | focus.it

L'Apocalisse a Milano targata Tom Porta
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