Ra’anan Lévy al Musée Maillol di Parigi

Ra’anan Lévy a ParigiGli "scorci domestico-apocalittici" che emergono dalle opere dell'artista israeliano Ra’anan Lévy, hanno qualcosa di più del reale, una sorta di scintilla che sembrerebbe porle in una dimensione parallela, esistente, ma in una maniera che le è terribilmente propria. Perché i suoi soggetti, solo apparentemente familiari, rivelano delle prospettive intimamente complesse, all'interno delle nostre stesse case. Gli appartamenti vuoti prima nell'intervallo tra un inquilino e l'altro, i lavabi, i tappi e gli scoli, sono solo alcuni degli esempi di questi "disegni entificanti".

Ma la protagonista dell'ultimo periodo, "immortalata" in gran parte dell'esposizione è l'acqua. Che scorre dai rubinetti per colare lungo i pavimenti, insinuarsi nelle fessure dei listelli di legni fino ad arrivare alle scale. Un acqua "delicata ma perentoria", che sembra non avere alcuna intenzione di arrestare il suo corso, (anzi) che resta anche sotto forma di memoria, nelle macchie e negli aloni causati dall'umidità trasmessa. Un'acqua che sembra precipitarci inevitabilmente verso il punto di caduta, verso la scoperta dell'apocalisse che ha annichilito l'umano sul crinale di una cascata rovinosa, che si annuncia già nella solitudine degli ambienti, per restare, unica testimone di vita e di morte.

Se ne parliamo proprio adesso è perché, e questi stessi lavori su tela e su carta, ad olio, pastello o tempera, ai quali facciamo riferimento, è stata dedicata una mostra, visitabile fino al 12 febbraio, presso il Musée Maillol di Parigi. In quella stessa capitale francese, "patria d'adozione" dal 1989, dopo l'affezionata Gerusalemme, nella quale Lévy ama trascorrere gran parte del suo tempo.

Immagini da museemaillol.com

Ra’anan Lévy a Parigi
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