Da Cranach a Monet. Quando i capolavori non fanno la mostra

Da Cranach a MonetDopo Madrid, è arrivata a Roma la mostra “Da Cranach a Monet – Capolavori dalla collezione Peréz Simon”.

Juan Antonio Pérez Simon è un messicano, magnate della telefonia, molto, ma molto, ricco.
Tanto ricco che negli anni ’70 ha iniziato a comprare opere dei grandi maestri di tutti i tempi accumulando, in tre decenni, oltre mille pezzi di ottima qualità.

Questa mostra espone le 57 perle più rare della collezione, capolavori indiscutibili che farebbero invidia ai più grandi musei. Eppure è una mostra sbilenca.

Non ostante le sperticate argomentazioni sul bello e sul sublime impartite con ostentata passione dal ricco collezionista di fronte al nutrito uditorio di giornalisti, la mostra sembra priva di anima.
Assaggi di ‘300 italiano, un Rubens, poi i fiamminghi, una manciata di vedutismo, i pre-raffaeliti (con un bellissimo quadro di Alma-Tadema), la pittura accademica francese dell’ottocento, ed è già impressionismo (con un acquerello di Van Gogh incorniciato come fosse un olio).
Insomma si salta da una sala all’altra, con la sensazione di assecondare nient’altro che il compiaciuto narcisismo del collezionista.

Almeno le didascalie fornissero, ad esempio, la provenienza delle tele, con i nomi dei precedenti proprietari, tanto per rendere più interessante la visita. Niente: solo nome artista, titolo quadro, collocazione (quest’ultima, tra l’altro, uguale per tutte le opere e quindi abbastanza inutile).

A Roma, Palazzo Ruspoli, fino al 27 gennaio 2008.

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