All'Ara Pacis la fotografia riflette la follia della guerra


Inaugura il 14 gennaio e resterà aperta fino al 5 febbraio, Ombre di guerra, un'interessantissima mostra fotografica negli spazi del Museo dell'Ara Pacis. "Il soldato che stringe il fucile, traumatizzato dalle bombe in Vietnam, nello scatto di Don McCullin; la veglia funebre in Kosovo di Merillon; la bandiera americana piantata su Iwo Jima nella Seconda Guerra Mondiale; il miliziano ripreso da Robert Capa colpito a morte nella guerra civile spagnola, le fosse comuni della Bosnia nelle foto di Gilles Press, la guerra nel Libano di Paolo Pellegrin. Sono solo alcune delle immagini della mostra, vere icone del nostro tempo che raccontano, una dopo l’altra, le guerre più recenti, dalla Spagna del 1936 al Libano del 2006: settanta anni di storia dell’iconografia del dolore". In mostra novanta grandi immagini di altrettanti grandi fotografi; ognuna di loro è una proposta per meditare sul senso della nostra tradizione visiva e sociale, sul significato e la follia di una pratica insensata e dolorosa come la guerra.

Nelle parole del professore Umberto Veronese “queste fotografie vogliono essere un invito alla riflessione e poi al dibattito su come dire basta alla violenza. Per questo la mostra fa parte delle iniziative promosse da Science for Peace, il progetto che ho voluto creare per promuovere la cultura della non violenza e della tolleranza”. Mentre i curatori Alessandra Mauro e Denis Curti, che hanno selezionato le immagini, scrivono: “Abbiamo scelto un gruppo significativo di 90 fotografie per mettere in mostra il dramma della guerra e offrire una lettura critica a partire proprio dalle immagini che hanno costruito, nel tempo, una vera e propria estetica della guerra".

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