Le ultime settimane di Tagliaferro al MAGA

Tagliaferro al MAGA
Maledetta lontananza. Ci pensavo quando mi è capitato sotto gli occhi il post su Aldo Tagliaferro, indimenticabile protagonista della Mac Art. Mi trovavo sul blog del critico Flaminio Gualdoni, quando mi si è accesa la lampadina, solo che stavolta non era gialla ma bianca e nera (e anche un po' grigia naturalmente), come ne "L'io ritratto", l'opera di Aldo Tagliaferro che mi ha letteralmente "fulminata".

Tagliaferro, un nome che ritorna più presente negli ultimi tempi grazie a "L’immagine trovata (opere 1970-2000)", la retrospettiva, nata dall’accordo con l'Archivio Aldo Tagliaferro e curata da Giulia Formenti, visibile al Maga di Gallarate fino al 29 gennaio. Un riconoscimento che finalmente gli rende giustizia (a poco più di due anni dalla morte) riunendo alla parte oggettiva dei suoi lavori, una preziosa serie di riflessioni metodologiche, annotate dall'artista stesso durante la realizzazione dei suoi progetti fotografici.

Perché è innegabile che Tagliaferro abbia pagato a lungo lo scotto dell'emarginazione, di quella posizione stretta che non comprese pienamente il suo spessore, come fa invece Gualdoni, preciso come un ago ipodermico nella sua definizione, e nel riconoscimento dello spazio teorico ritagliato dall'artista.

[...] Molto vicino per certi approcci alle coeve pratiche di verifica di Mulas, Tagliaferro è meno attratto dalla specificità dello statuto linguistico della fotografia e più della sua funzione di rappresentazione che si presume obiettiva, oltre che di congegno che innesca un rapporto con lo spettatore, con l’individualità variabilissima dell’esperienza di fruizione.

Via | flaminiogualdoni.com

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