Una domenica d'inverno con i violini di Chagall


Mentre un freddo bello e impietoso cala su Parigi, il quartiere di Montparnasse si riscalda con i violini che annunciano Chagall, quasi delle trombe zigane che rallegrano l'aria del mattino con il loro corredo colorato di disarmoniche sinfonie, e accompagnano vivacemente la suite delle sue tele. Un riassunto artistico di meno di quattro minuti, per fare il pieno di figurine romantiche e danzanti, di moderni Pierrot dalle lacrime solo accennate, e di una mancanza di peso che raramente si presenta così gravida di significati.

Una casa blu in cui essere felici, come in quell'Hotel Supramonte dove un certo De André ha visto la neve. Le madonne come fiere madri trionfanti. I baci come attraversamenti universali. I sovietici, grandi barbuti che si lasciano imboccare da donne col fazzoletto sulla testa, mentre leggono appassionatamente. E poi le finestre sulla campagna e sulla città, le croci, le nuvole, i cani che abbaiano al sole, e alla luna e all'uomo semplicemente. A quell'essere così piccolo che incanta il mondo pizzicando le corde del suo violino.

Video da trillisei

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