Gli acquari illusori di Riusuke Fukahori

Nell'era del virtuale l'iperrealismo ha perso gran parte del suo fascino. Con l'ausilio del computer e in poco tempo anche un semplice amatore è in grado di realizzare immagini complesse e sorprendentemente realistiche. Il risultato è che l'occhio contemporaneo è diventato talmente assuefatto a quelli che il filosofo Jean Baudrillard chiamava simulacri, da non riconoscere più la differenza tra natura e cultura. Fino a considerare la finzione non più come un segno ma come una realtà tra le altre, se non proprio la realtà stessa. Tutto sullo stesso piano. Ma nell'arte, a differenza che nella religione, la creazione non è finita. E così, paradossalmente, è proprio recuperando tecniche antiche in forme nuove che si può ancora praticare un genuino stupore.

Tornando all'analogico, alla manualità, all'ingegno pratico si può ancora accedere all'aura - nell'accezione di un altro grande filosofo, Walter Benjamin -, qualità che solo l'originale di un'opera d'arte possiede. E' un po' l'operazione compiuta dall'artista giapponese Riusuke Fukahori nella sua serie di piccoli acquari con pesci. Fukahori unisce tecniche tradizionali, molto simili a quelle adottate nell'artigianato da souvenir nei mercatini, ma le reinventa e riesce a donare alle sue opere una patina di semplicità e raffinatezza molto orientale. Per dare la sensazione di profondità, l'artista alterna strati di resina trasparente su piccole figure disegnate e colorate a mano con tecnica minuziosa. Nel video è illustrato l'intero procedimento. Le vaschette di Fukahori sono dei trompe l'oeil di stampo antico, ma a loro modo moderni, eleganti, dallo spirito zen.

Gli acquari illusori di Riusuke Fukahori

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