Otto Dix: un ritratto di guerra

Otto Dix è "l'anima" stessa della guerra. Tedesco di origini proletarie. Dopo aver aderito entusiasticamente al primo conflitto mondiale, ed averne provato sulla pelle tutti gli orrori, si dedico alla sua rappresentazione. Una sensibilità allenata e l'attivazione derivante dall'esperienza personale, hanno fatto del giovane Otto un pacifista convinto per repulsione. Il pittore ideale per la "narrazione immaginifica" degli effetti nefasti dello scontro.

Ecco il perché delle sue opere. Gli occhi sono inquietanti e prominenti, vitrei, cerchiati, rossi e incredibilmente viventi, ma di una vitalità strana ed esacerbata, che sfiora la possessione demoniaca. Le bocche aperte e minacciose, riempite di ogni sorta di denti appuntiti e dalle dimensioni inusuali. La deformità è una costante che attraversa tutto ciò che passa per quelle immagini, come nello specchio straniante ed ostile di una lente. I personaggi dei ritratti hanno un'identità traballante e ferina, si mettono in posa nelle tele con i muscoli tesi, sembra quasi che attendano il momento opportuno per saltare al collo dell'artista ed azzannarlo. I militari sono l'essenza stessa della debauche, si trascinano nel vizio annegando nell'alcol e nel gioco con donne di malaffare, gli uomini hanno barbe e nasi appuntiti che disegnano profili diabolici.

Il tutto trasmette una sensazione di angoscia e di instabilità, di terrore e di attesa, in quel singolare miscuglio di crudo realismo che appartiene ad ogni guerra e che si ripete anche dopo la fine delle ostilità, come una specie di sfondo continuo ed inalienabile. Dix entrò di diritto a far parte dell'arte degenerata, si guadagnò un posto in prima fila tra gli scherni dei critici dell'epoca e dei nazisti, che lo costrinsero a ritirarsi sul lago di Costanza, ma il suo lavoro, per quanto fortemente osteggiato, continua ancora a gridare.

Video da steveminne

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