I disegni di Thomas Geve. 13 anni. Deportato ad Auschwitz

I disegni di Thomas Geve
C'è la storia che abbiamo studiato, le poesie di Primo Levi e di tanti altri, poi i libri, le memorie, i monumenti, i musei e i film. Ci sono le associazioni dei sopravvissuti, le giornate commemorative, le date segnate in rosso sul calendario e quant'altro. Tutti ingranaggi di un complesso apparato volto a "mantenere ben oliata" la nostra memoria. Perché non si può e non si deve dimenticare. C'è tutto quest'insieme ben congeniato di simboli e di riti, che si rinnova costantemente come una litania triste e necessaria, finché non spunta qualcosa che esula dal panorama ormai noto, per restituire spaccati intimi e nuovi.

Questo qualcosa passa per le immagini più semplici, si imprime negli occhi e resta inciso come un tatuaggio praticato nel più profondo della mente. Si tratta un altro modo di raccontare la realtà dei campi, quello che nasce dalla mano di un ragazzino e prende forma nei disegni dei sui pastelli. Sono settantanove i fogli colorati da Thomas Geve. Tredici anni. Deportato ad Auschwitz nel 1943. Sopravvissuto perché considerato adatto a lavorare come muratore e liberato nell'aprile del 1945.

La sua testimonianza passa per la carta, fragile supporto che riproduce gli originali conservati presso il Museo Yad Vashem (Ente nazionale per la memoria degli eroi e dei martiri della Shoah) di Gerusalemme, e si consolida in una mostra tratta dal volume "Qui non ci sono bambini. Un'infanzia ad Auschwitz" pubblicato da Giulio Einaudi nel gennaio 2011. Un percorso articolato in tre sezioni Auschwitz-Birkenau, Vita nel campo, Gross-Rosen e Buchenwald, che si susseguono nel Museo Diffuso della Resistenza Deportazione, Guerra, Diritti e della Libertà di Torino, fino al 13 Maggio. Come tappe di un "viaggio all'inferno", dal quale il nostro giovane protagonista è venuto fuori per raccontare.

Via | museodiffusotorino.it

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